Incontro con Assessore Regionale Mauro Buschini a Camposoriano

Si è svolto a Terracina, località Campo Soriano, un incontro pubblico con l’assessore regionale all’ambiente Mauro Buschini, il commissario del Parco Bruno Marcucci e l’aspirante sindaco PD di Terracina Alessandro Di Tommaso, sulle potenzialità del territorio per dall’attuazione della legge istitutiva del Parco regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi.

incontro parco ausoni

Il Circolo Legambiente di Terracina, che aveva organizzato una visita guidata proprio a Pasquetta con il Parco, come da resoconto

https://legambienteterracina.wordpress.com/2016/03/29/pasquetta-con-il-parco-degli-ausoni-a-camposoriano/

Fotogruppolegambientecamposoriano

era presente con la Presidente Anna Giannetti e il Vicepresidente Gabriele Subiaco, insieme a tanti altri abitanti e rappresentanti di diverse associazioni che operano sul territorio e cittadini che risiedono nella zona collinare di Terracina, come il WWF Locale con la Presidente Franca Maragoni e il Comitato Cittadino di Camposoriano con il Presidente Ezio Sacchetti.

incontro parco ausoni 2

L’assessore ha confermato che entro l’estate sarà approvato il Piano del Parco regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi http://www.parcoausoni.it/wp-content/uploads/2015/07/piano-delibera37.pdf

Inoltre sono in corso di stanziamento 120 mila euro per lavori di manutenzione e messa in sicurezza del nostro bellissimo Monumento naturale di Campo Soriano.

Purtroppo l’incontro non e’ avvenuto nella bella sede del parco ma dentro la‪#‎trattoriacipolla‬😢!

IL CIRCOLO LEGAMBIENTE TERRACINA SI IMPEGNERA’ PER LA PROSSIMA RIAPERTURA DELLA BELLA SEDE DEL PARCO A CAMPOSORIANO ALMENO NEI WEEKEND!

sede parco ausoni

 

http://www.latinacorriere.it/2016/04/23/terracina-tommaso-al-parco-ausoni-buschini-tre-buone-notizie/

http://www.latinaoggi.eu/news/terracina/17407/Parco-dei-Monti-Ausoni–la-Regione-batta-un-colpo.html

 

Il nostro Circolo è nella storia di questa campagna!

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Convegno Legambiente a Roma su #autoproduzionedarinnovabili

L’autoproduzione da fonti rinnovabili rappresenta una grande potenzialità per il nostro Paese per promuovere l’innovazione, creare lavoro, favorire gli investimenti. Cancellando le barriere all’autoproduzione, che attualmente impediscono al condominio e al distretto produttivo, alle famiglie e alle imprese di utilizzare energia autoprodotta da fonti rinnovabili, possiamo ridurre anche i costi della bolletta energetica. Facile a dirsi e, volendo, anche a farsi, perché oggi in Italia una raffineria e un impianto solare pagano la stessa tassa sull’autoconsumo; all’interno di un edificio è vietato distribuire energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili; è vietato persino distribuire energia elettrica pulita autoprodotta tra più imprese di uno stesso distretto industriale.

Il Circolo Legambiente di Terracina, rappresentato da Gabriele Subiaco,  vicepresidente e delegato Energia del Circolo, ha partecipato al Convegno sulla Autoproduzione da rinnovabili svoltosi il 14 aprile scorso a Roma. Nel corso del convegno Legambiente ha presentato cinque punti per una proposta complessiva di rilancio dell’autoproduzione da rinnovabili:

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1) All’interno degli edifici deve essere consentita la distribuzione di energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili attraverso reti private. La cessione dell’energia elettrica è regolata da contratti di vendita diretta tra privati sulla base di accordi bilaterali nel rispetto delle condizioni di sicurezza e stabilità del servizio. L’edificio può avere uno o più punti di connessione con la rete di distribuzione. La produzione elettrica deve essere da fonti rinnovabili o da cogenerazione ad alto rendimento e integrata con sistemi di accumulo. Con il gestore di rete sarà definito un contratto di immissione in rete.

2) Tra aziende limitrofe deve essere consentito lo scambio di energia elettrica prodotta da impianti da fonti rinnovabili o in cogenerazione ad alto rendimento (CAR) attraverso reti private. Questi sistemi devono essere normati a livello nazionale, e dovrebbero presentare le caratteristiche dei sistemi di distribuzione chiusi (SDC). Un sistema di questo tipo riduce il numero di scambi con la rete e l’oscillazione rispetto a produzione e consumi, attraverso il ruolo dell’accumulo e la possibilità di sottoscrivere contratti di prelievo e immissione programmabili. In particolare consente di azzerare le eccedenze immesse nella rete pubblica da parte degli impianti da fonti rinnovabili e per la cogenerazione di dare la necessaria simmetria fra utenze elettriche e utenze termiche, che con l’attuale disciplina invece non può essere raggiunta, visto che non si può avere più di una utenza elettrica.

3) Le Amministrazioni Pubbliche devono poter utilizzare la rete elettrica per lo scambio di energia prodotta da impianti da fonti rinnovabili tra edifici di proprietà. Gli Enti locali possono usufruire per gli impianti posizionati su edifici di loro proprietà del servizio di scambio sul posto dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e in cogenerazione ad alto rendimento a copertura dei consumi di proprie utenze, senza tener conto dell’obbligo di coincidenza tra il punto di immissione e i punti di prelievo dell’energia scambiata con la rete ed esonerando tali sistemi dal pagamento degli oneri di rete e di sistema.

4) Le utenze domestiche devono poter beneficiare di vantaggi fiscali e semplificazioni nell’autoproduzione da fonti rinnovabili. L’accesso al meccanismo dello scambio sul posto è semplificato con conguaglio della produzione e dei consumi su base annuale. Le ragioni sono nella opportunità di aprire a innovazioni energetiche che aiutano le famiglie a ridurre consumi e costi. Attualmente lo scambio sul posto risulta complesso da gestire per le famiglie, perché prevede una compensazione non quantitativa (tanto metto in rete, tanto prelevo), ma economica sulla base del costo dell’energia nei diversi momenti. Attraverso una semplificazione del regime di scambio sul posto per le famiglie, si rendono convenienti investimenti nella produzione da fonti rinnovabili, ma anche nella riqualificazione energetica degli edifici, nell’utilizzo delle pompe di calore, nell’efficienza e nella mobilità elettrica.

5) L’autoproduzione di energia elettrica da rinnovabili deve beneficiare di vantaggi sugli oneri parafiscali in bolletta per i vantaggi ambientali che determina. Gli oneri generali di sistema sono una componente imprescindibile di intervento per creare opportunità di intervento nell’autoconsumo la cui riduzione deve essere legata al tipo di fonte utilizzata e al vantaggio portato al sistema.Infine, sempre allo scopo di sbloccare l’autoproduzione da fonti rinnovabili, si valuta che almeno il 75% del gettito degli oneri di sistema deve provenire dalla componente variabile commisurata al prelievo di elettricità dalle reti.

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Anche Terracina potrà partecipare all’iniziativa dei Comuni Rinnovabili ed aderire al Manifesto per ridurre la bolletta energetica dei propri cittadini.

http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/fonti-rinnovabili-liberiamole

http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/manifesto.pdf

http://www.lanuovaecologia.it/la-rivoluzione-nelle-nostre-mani/

http://www.qualenergia.it/articoli/20160414-il-nodo-da-sciogliere-le-barriere-all-autoproduzione-da-rinnovabili

assurdo stop alle rinnovabili

#ComunicatoStampa n.6 UN ARGOMENTATO NO all’ Allevamento Cozze a Terracina

18 aprile 2016

Il Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano” d’intesa con Legambiente Lazio dice un chiaro e argomentato NO alla autorizzazione da parte della Regione Lazio alla anticipata occupazione dello specchio d’acqua individuato davanti la costa del Comune di Terracina, così come riportata nella Determinazione del 21 marzo 2016, n. G02621.

cozze

“La vicenda”, come racconta il vicepresidente del Circolo e Coordinatore del Tavolo Ambiente e Biodiversità del Forum Agenda21 locale, Gabriele Subiaco con i delegati per le Aree Protette del Circolo, Piergiorgio Trillo’ e Marco Finucci, “nasce già nel 2014 con una richiesta di nuova concessione demaniale marittima a cui segue nel gennaio 2015, ed è questo forse il punto meno comprensibile di tutta la faccenda, un esito favorevole dell’istruttoria di Valutazione di Incidenza della Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche Abitative – Area Sistemi Naturali pur essendo la zona individuata posta a ridosso del SIC (sito di interesse comunitario) marino più esteso del Lazio (3740 ettari) denominato IT6000013 “Fondali tra Capo Circeo e Terracina” nei cui fondali sono presenti diverse tipologie di habitat e specie (Posidonia Oceanica codice 1120, Cymodocea Nodosa codice 1110, habitat Coralligeno codice 1170, Pinna Nobilis ) di rilevante interesse comunitario che necessitano di una stretta protezione, come specificato nell’allegato I, II e IV della direttiva 92/43/CE, nota anche come “direttiva Habitat”. Le praterie di Posidonia Oceanica sono considerate le più forti concentratrici di materia vivente del Mediterraneo oltre che un efficace protezione contro l’erosione del litorale. Da ricordare che la Valutazione di Incidenza è il procedimento di carattere preventivo introdotto dall’articolo 6, comma 3, della “direttiva Habitat” (recepita con DPR 357 del 1997 modificato ed integrato dal DPR 120 del 2003) e ha come obiettivo la salvaguardia dell’integrità e l’equilibrio ambientale dei SIC. Inoltre con la Deliberazione Regionale 604 del 3/11/2015 (peraltro stranamente non citata nell’atto di rilascio dell’autorizzazione), alcuni SIC tra cui il SIC IT6000013 sono stati modificati nelle delimitazioni. In particolare il SIC IT6000013 è stato ampliato per tener conto del progressivo accrescimento negli anni della Posidonia – anche a seguito dei maggiori controlli sulla pesca a strascico – e anche per salvaguardare i nuovi habitat che sono stati recentemente rilevati (Cymodocea Nodosa, habitat Coralligeno).

Il Forum di Agenda21 locale aveva espresso nell’aprile 2015, come d’altro canto l’Amministrazione di Terracina con delibera di G.C n° 39 del 5 marzo 2015, un circostanziato parere contrario al rilascio della concessione tenuto conto del possibile impatto sull’ecosistema marino ed evidenziando che la zona individuata non è classificata per l’espletamento di attività di allevamento di molluschi da parte della Regione Lazio, ai sensi del Regolamento CE 854/2004 e della Determinazione Regionale D3130 del 24/09/2007.

 

SIC

Risulta del resto evidente che, essendo Terracina un paese a forte vocazione turistica, dal 2015 assegnataria di Bandiera Blu e sempre dal 2015 assegnataria di due Vele di Legambiente, è necessario salvaguardare tutte le attività costiere della città prevenendo le possibili ricadute negative sulla economia locale: sul turismo balneare ed il suo stretto legame con la qualità, la pulizia e la trasparenza delle acque, sulla fruizione e la tutela del paesaggio (500.000 m2 di mare cosparsi di fitte boe non è certamente un bel vedersi), sulla navigazione marittima visto il movimento (intenso durante la stagione estiva) di imbarcazioni da diporto da Porto Badino e Foce Sisto verso Capo Circeo e le Isole Pontine, sulla economia della pesca locale, etc.
Inoltre nel 2015, la Regione Lazio (la stessa che ha concesso l’autorizzazione), ha concluso il progetto “Mare Nostrum”, con il quale già nel 2007 aveva stanziato 900.000 euro per il raddoppio di un’Area Marina Protetta nello specchio acqueo antistante il tratto di costa tra Porto Badino e Terracina, finalizzata a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche e, nel contempo, l’ecosistema marino, con particolare riguardo a misure intese a tutelare e migliorare l’ambiente dei siti rientranti nella rete ecologica europea “Natura 2000” (bando Regione Lazio FEP 2007-2013, asse prioritario 3 misure di interesse comune, Misura 3.2 (Art. 38 Reg. CE n. 1198/2006), principale strumento della politica dell’Unione europea per la conservazione della biodiversità, col fine di favorire la protezione ed il ripopolamento delle specie ittiche e vegetali.
“Ci attiveremo da subito presso la Regione Lazio, coinvolgendo eventualmente anche il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e le Istituzioni Europee competenti (anche tramite il procedimento EU PILOT), per rappresentare il caso di Terracina”, afferma Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio, insieme ad Anna Giannetti, Presidente del Circolo Legambiente di Terracina.
In particolare il Circolo Legambiente di Terracina, il quale supporterà qualsiasi azione di ricorso giurisdizionale, chiede da subito alla Regione Lazio, d’intesa con Legambiente Lazio e il Forum di Agenda21 locale:
• di partecipare al costituendo tavolo promosso dall’assessore all’Ambiente per rappresentare le problematiche ambientali generate dalla suddetta determinazione;
• di approfondire nel dettaglio tecnico e scientifico, le motivazioni che hanno determinato l’esito favorevole della valutazione di incidenza del 26 gennaio 2015 (prot. 036565);
• di sottoporre comunque ad una nuova e complessiva valutazione di impatto ambientale l’intero progetto visto che un SIC è per sua natura una realtà dinamica in continua evoluzione, che con la Deliberazione Regionale 604 del 3 novembre 2015 il SIC IT6000013 è stato ampliato di ben 360 ettari e che la citata deliberazione indica che tutti gli adempimenti relativi all’attuazione della Direttive 92/43/CEE e del DPR 357/97 e s.m.i. dovranno avere quale riferimento cartografico le nuove delimitazioni adottate con la stessa deliberazione.
La valutazione deve comunque tener conto, con riferimento ai criteri individuati dalla letteratura scientifica internazionale in materia, degli impatti generati – ad esempio dai numerosi grossi corpi morti in calcestruzzo di cui è previsto l’impiego, dall’accumulo di sporcizia e limo di cui si impregnano le corde utilizzate, dal rischio di contaminazione da malattie, parassiti e organismi incrostanti visto che i molluschi sono soggetti a numerose malattie parassitarie, batteriche e virali, oltre al problema generale dello smaltimento dei gusci- sul delicato equilibrio di tutto l’ecosistema; sulle praterie di posidonia oceanica e sugli altri habitat presenti nel SIC IT6000013; sulle comunità bentoniche sottostanti a causa dell’eccessiva sedimentazione di materia organica, della carenza di ossigeno (ipossia e anossia) e degli effetti tossici del solfuro di idrogeno (H2S); sul popolamento ittico e sulle aree di nursery per via dell’ingente assorbimento di fitoplancton dovuto all’acquacoltura dei mitili rispetto alla capacità di rigenerazione dell’ecosistema locale.