La Storia di PIRAMIDE, il peschereccio terracinese che sfidò i servizi segreti

Il progetto Fishing For Litter Terracina continua ad essere l’occasione per conoscere tante belle storie della marineria terracinese che pur vivendo in questa Città sono sconosciute ai più. Come la storia del peschereccio Piramide di Domenico “Memmo” Monti che Memmo decide temerariamente di costruire alcuni anni fa ingaggiando un ingegnere ed una ditta egiziana. Memmo ed il figlio Claudio volano alla volta di Suez e seguono lì i lavori di costruzione del loro peschereccio completamente in acciaio con Domenico che cerca di trasferire ai progettisti ed ai realizzatori egiziani la sua esperienza di 50 anni di mare, per realizzare la barca che aveva sempre sognato, vivendo a loro fianco giorno e notte nella stessa casa, scambiandosi anche le ricette di cucina, pasta italiana contro hummus egiziano.
Finita la costruzione inizia la peripezia del Piramide che partito da Suez, Domenico e Claudio devono riportare in Italia. Attraversano il canale di Suez e vengono bloccati una prima volta a Port Said dove restano sulla loro barca, non potendo scendere a terra, per 4 giorni mangiando solo frutta secca in attesa dei documenti rilasciati dall’Autorità portuale egiziana. Ottenuti i visti, Piramide salpa alla volta dell’Italia puntando verso il canale di Sicilia ma durante la notte Domenico e Claudio decidono di approdare sull’isola di Creta (raggiungendo subito l’Europa ed evitando di entrare nelle pericolose e molto frequentate acque territoriali libiche) dove si fermano qualche giorno ben accolti, rifocillati e caricando a bordo viveri e carburante. Ripartono quindi da Creta puntando verso l’Italia, costeggiano la Grecia, attraversano lo stretto di Messina, navigano lungo le coste della Calabria e della Campania e dopo due giorni ininterrotti di navigazione approdano nel porto dell’amata Terracina.
Ma qui inizia la vera Odissea del Piramide che viene bloccata come imbarcazione egiziana nel porto di Terracina e diventa anche un caso nazionale, una barca egiziana che è arrivata fino a Terracina senza che nessuno si è accorto di nulla. Un mistero, un caso per i nostri servizi segreti militari e per la sicurezza nazionale “gabbata” da un semplice peschereccio partito da Suez e che in teoria sarebbe potuto approdare insospettato a Terracina con un carico di clandestini a bordo. Insomma, una bella grana, si perché il Piramide risulta alle autorità italiane, a tutti gli effetti, ancora una barca egiziana per le solite storie di documenti mancanti da predisporre e registrare e di rapporti tra due stati con leggi diverse. Inizia così una battaglia con la Capitaneria di porto e l’Autorità portuale italiana che vede la barca sequestrata nel porto di Terracina per un anno e mezzo e Domenico lottare con tutte le sue forze per ottenere il riconoscimento della sua barca come barca italiana. Dopo un anno e mezzo di burocrazia, carte, avvocati, e tanti soldi spesi, finalmente il Piramide ottiene di essere riconosciuta come barca italiana e può iniziare a solcare il nostro mare a pesca di gamberi rossi nelle acque profonde attorno all’isola di Ventotene.

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Una bella storia della marineria terracinese, la realizzazione di un Sogno quella del Piramide, fatto di Audacia, di Coraggio e di Fierezza. Una Fierezza antica, che viene dal mare, come quella che traspare dagli occhi e dallo sguardo di Domenico e Claudio Monti.

Grazie al Progetto Fishing For Litter Terracina che ci consente di conoscere persone e storie straordinarie di questa Città.

di Gabriele Subiaco

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