Cosa ci deve insegnare la morte di Nunzio

di Gabriele SUBIACO 1 Novembre 2018

Ieri mattina (31 Ottobre 2018) tanta Gente ha dato il suo ultimo saluto a Nunzio nella chiesa della Delibera. Nunzio, figlio del Popolo di Terracina, morto mentre svolgeva il suo lavoro travolto da un albero sotto il quale era passato tante volte, eravamo in tanti a salutarlo ieri, simbolo della nostra Città devastata dalla bomba climatica del 29 Ottobre 2018. Una data che resterà impressa nella memoria dei Terracinesi, una data che Terracina ricorderà per sempre, come quella del bombardamento del 4 settembre 1943. Tanto il dolore, la rabbia, la sofferenza delle persone che abbiamo visto ed ascoltato in questi giorni girando tra le macerie della Città. Una Città spettrale, incredula, shockata, sconvolta. Colpita e martoriata nei suoi luoghi più belli: il viale della Vittoria, il salotto buono della Città, ed il Centro storico alto, la nostra storia millenaria. Ad alcune ore dall’accaduto, ci sentiamo di dire che siamo stati fortunati. Si siamo stati davvero fortunati perché, vista la tremenda forza distruttrice del mostro ventoso, arrivato dal mare, e che si è abbattuto sulla nostra Città, molte di più potevano essere le vittime ed i danni, e meno male come è andata. Ma la morte di Nunzio ci deve insegnare che viviamo oramai in un mondo in cui la furia degli elementi naturali può essere devastante ed allora dobbiamo imparare a valutare tutti i potenziali rischi e i tantissimi pericoli, dobbiamo imparare a non sottovalutare nulla, dobbiamo imparare a pianificarlo questo rischio guardando con lucidità alle vulnerabilità del nostro territorio, gli strumenti ci sono, si chiamano PAESC (Piano di azione per l’energia sostenibile ed il Clima) e PNACC (Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici), dobbiamo imparare a fare informazione e formazione alla popolazione per gestire gli eventi calamitosi, dobbiamo organizzare una struttura efficiente di protezione civile locale, dobbiamo organizzare una struttura efficiente di monitoraggio e sorveglianaza locale che ci permetta di intervenire tempestivamente con un sistema di allarme non basandoci solo sulle previsioni generali di allerta meteo, dobbiamo imparare a prendere decisioni tempestive: le scuole andavano chiuse, se non anche gli uffici ed i negozi, la popolazione andava allertata, andava attivato un piano di emergenza fornendo alle persone le misure minime di comportamento (es. chiudere bene e proteggere persiane e finestre, non parcheggiare sotto gli alberi, non uscire di casa, tenersi lontani dalle finestre, spostarsi negli ambienti della casa privi di finestre, etc), sarebbe stato necessario (ed adesso lo è ancora di più) procedere ad un censimento e ad una valutazione dello stato delle strutture naturali ed artificiali più alte (alberi ad alto fusto, tetti, coperture, antenne, impianti su tetti e terrazzi). A questo doveva (ed adesso dovrà) seguire una serie di interventi di consolidamento per le strutture e di abbattimento per gli alberi malati o molto alti e pesanti ma con apparato radicale insufficiente per poter sostenere venti forti, sostituendoli con specie arboree più adatte al contesto urbano. Certo, giustamente qualcuno dirà: tutte cose che era bene fare e sapere prima che accadesse l’irreparabile. Qualcun altro dirà: ma non era mai accaduto prima, quegli alberi avevano 70 anni. Ma è anche vero che noi una avvisaglia seria già l’avevamo avuta lo scorso anno, quando un evento simile (ma meno intenso) aveva devastato la zona agricola di Borgo Hermada. Allora dobbiamo capire che, vivere e prepararsi per l’emergenza, significa, come ci insegnano tanti Paesi (es. il Giappone per i terremoti e maremoti) che la vivono costantemente e che hanno già questa cultura, proprio questo: esercitarsi continuamente eseguendo le procedure di emergenza, per essere pronti quell’unica volta che l’emergenza accade davvero. Ecco il nostro Paese deve acquisire rapidamente questa nuova cultura, perché il cambiamento climatico sta mutando (anzi possiamo oramai ben dire, ha mutato) il contesto di rischio con fenomeni come alluvioni, frane, uragani, nubifragi, bombe d’acqua, isole di calore, siccità, etc che saranno sempre più frequenti ed intensi. Il rischio si può e si deve pianificare per tempo, per salvare vite umane e ridurre e mitigare i danni alle persone ed alle cose, non dobbiamo intervenire, seppur con efficienza, per raccogliere i cocci quando le cose sono oramai già accadute. Ma occorre anche che lo Stato e le Regioni ai massimi livelli promuovano e finanzino una politica di messa in sicurezza del territorio di questo Paese oramai disastrato dai danni idrogeologici. Comunque, un grazie, da parte di Tutti, va alla struttura di coordinamento ed alle squadre dei vigili del fuoco, alle associazioni della protezione civile, dei volontari e ai cittadini comuni che si sono messi a disposizione e che hanno gestito il post evento con efficienza e grande professionalità, liberando rapidamente le strade dagli alberi, dalle automobili, dai detriti e dai resti, mettendo in sicurezza tetti e coperture, e fornendo tempestivamente un alloggio alle persone evacuate. Sarebbe stato apprezzato da Tutti, vedere, nelle ore immediatamente successive alla tragedia, le massime Istituzioni e la Politica di questa Città in mezzo alle macerie e nelle strade a raccogliere la rabbia e la disperazione della gente, a consolare e a dare speranza ad una comunità traumatizzata e sconcertata. In certi momenti, il conforto e l’ascolto sono importanti e la presenza delle Istituzioni è necessaria, le persone in difficoltà e sconvolte non devono sentirsi sole. Ma pochi se la sono sentita di scendere in strada, di stare vicino ai Cittadini colpiti, in questo momento drammatico. Ecco anche questo, per il futuro, non va sottovalutato. Adesso inizia la fase più difficile, la conta dei danni (tanti al patrimonio pubblico e privato), i contenziosi e la ricostruzione. Speriamo solo di non rivedere qui, a Terracina, film già visti in questi anni in tante altre parti del nostro disgraziato Paese colpite da eventi disastrosi. Belle sfilate dei politici di tutto l’arco costituzionale, tanti selfie, ma poi la Gente lasciata da sola per anni ed anni con il proprio dramma. Terracina e la sua Gente hanno la forza, la volontà e le energie per risorgere, lo dobbiamo a Nunzio. Questa è una Città che ha bisogno di rinascere ritrovando l’unità e la solidarietà della sua Gente e la capacità di utilizzare al meglio i suoi talenti migliori, irrinunciabili per affrontare la complessità e la difficoltà dei tempi in cui viviamo. Grazie Nunzio, perché il tuo sacrificio non resterà invano. R.I.P.

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