Consumo di suolo: la speculazione edilizia sulla costa tra San Felice e Terracina negli anni ’70 descritta da Antonio Cederna

 

“Eccoci sul promontorio della Maga Circe, con la sua spettacolare vegetazione mediterranea a picco sul mare: a forza di dinamite e di ruspe, una crosta edilizia per privilegiati di alto bordo lo sta mangiando tutto (e siamo sempre nel parco nazionale). Dall’alto del monte guardiamo verso sud, al già magnifico litorale sabbioso, all’amplissima insenatura falcata da San felice a Terracina. Un indescrivibile tappeto di lottizzazioni lo ricopre tutto per 10 chilometri: sono circa diecimila ville, seconde e terze case, come rovesciate da un gigantesco vomito, trionfo della pacchianeria moresco-caprese-messicana, che si appropriano del mare e lo sbarrano agli esclusi mentre sulla spiaggia scolano i canali inquinati della retrostante piana pontina. A Terracina il tavoliere edilizio si infittisce, si eleva soffocante e compatto fin sotto l’antico centro, la spiaggia è mangiata dal solito “lungomare” – parcheggio – transito, il porticciolo è una fogna, in alto sulla rupe Giove Anxur sembra arretrare sgomento”

Antonio Cederna “La distruzione della natura in Italia” 1975

 

 

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