LA NOTA DEL CIRCOLO: “SIAMO CERTI CHE IL SINDACO E L’AMMINISTRAZIONE ONORERANNO PRESTO GLI IMPEGNI PRESI SUL PARCO DEL MONTUNO CON LEGAMBIENTE”

Terracina, 8 agosto  2017                            Comunicato Stampa n.53

IL Circolo Legambiente di Terracina dopo aver lavorato per tre mesi (Settembre, Ottobre e Novembre 2016) in modo volontario e gratuito nel Parco del Montuno (un Parco pubblico cittadino di 3 ettari, di grande valenza storico-naturalistica e panoramica, al centro della città, purtroppo chiuso e abbandonato da dieci anni) con attività di pulizia e rispristino dell’area, consentendone la riapertura al pubblico con visite guidate ed eventi di cittadinanza, ha presentato in data 30 ottobre 2016 all’Amministrazione formale istanza di richiesta di affidamento in gestione del Parco, presentando ufficialmente in data 15 dicembre 2016 un corposo ed articolato progetto di valorizzazione eco-archeologica, in linea con altre gestioni di successo di aree verdi da parte di Legambiente sul territorio nazionale, progetto che coinvolge profondamente tutte le scuole della città e che esprime un grande potenziale di sviluppo anche economico territoriale, sul quale il Sindaco e l’Amministrazione espressero grandi apprezzamenti.

A fine aprile, dopo 6 mesi dalla presentazione dell’istanza, il Circolo ha però dovuto inviare un sollecito formale per avere un riscontro sullo stato del procedimento in corso non riuscendo ad avere più notizie in merito allo stesso.

Il 24 maggio scorso, veniva emessa la delibera di indirizzo DGC-126-2017 del 19 maggio “Concessione in comodato d’uso del Parco del Montuno-Proposta formulata dal Circolo Legambiente di Terracina “Pisco Montano”- Procedura evidenziale-Indirizzi Gestionali”, a seguito della quale  il Circolo ha inviato all’Amministrazione motivate e articolate osservazioni non condividendo l’indirizzo espresso nella medesima. https://legambienteterracina.wordpress.com/2017/05/27/la-proposta-di-legambiente-per-il-parco-del-montuno-chiuso-da-anni-dopo-il-comunicato-di-rettifica-della-notizia-della-assegnazione-sono-state-inviate-alla-amministrazione-comunale-osservazioni-ai-s/

Successivamente il Circolo veniva invitato con comunicazione ufficiale dell’Amministrazione ad una riunione per il giorno 27 giugno. Nel corso dell’incontro (per il quale è stato redatto un apposito verbale trasmesso via PEC), l’Amministrazione (presenti il Sindaco, l’assessore all’Ambiente e il Dirigente dipartimento attività produttive, culturali, sportive, turistiche, ambientali e cinque rappresentanti del Direttivo del Circolo) prendeva atto delle motivate osservazioni inviate dal Circolo Legambiente e assumeva l’impegno di dotare il Parco al più presto di una idonea copertura assicurativa, di avviare da subito e completare i lavori di messa in sicurezza più urgenti per la riapertura del Parco entro la fine di Luglio 2017 e si impegnava a definire in tempi rapidi uno schema di accordo con il Circolo Legambiente Pisco Montano, coerente con l’istanza presentata per l’affidamento in gestione allo stesso del Parco del Montuno (come già adottato per altri Parchi cittadini) per poter avviare al più presto l’importante progetto di rigenerazione urbana e valorizzazione eco-archeologica del Parco, già predisposto da mesi da Legambiente e su cui erano pronte anche alcune linee di finanziamento purtroppo vanificate dalle lungaggini del procedimento amministrativo in atto. Lo Schema di accordo è attualmente in corso di elaborazione a cura degli Uffici comunali e del Dirigente competente, in continuità amministrativa con altri atti analoghi e tenuto conto del completo possesso dei requisiti necessari da parte del Circolo Legambiente di Terracina e delle credenziali di prim’ordine che Legambiente può vantare a livello nazionale nella gestione dei parchi e delle aree protette.

montuno

Tutto quanto premesso, restiamo abbastanza sorpresi nonché perplessi sulla recente delibera di indirizzo, la DGC-188-2017 del 31 luglio 2017 avente ad oggetto “CONCESSIONE ATTRAVERSO BANDO PUBBLICO DI N. 3 AREE VERDI DI PROPRIETA’ COMUNALE PER L’INSTALLAZIONE DEI CHIOSCHI MOBILI PER LA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE – ATTO DI INDIRIZZO”, che stabilisce la concessione di un’area delimitata del Parco ad uso commerciale per un chiosco mobile, e non possiamo che dichiararci contrari sia nel metodo che nel merito alla delibera e all’indirizzo espresso dalla medesima che peraltro contraddice il Regolamento dei Parchi Urbani (attualmente in itinere) che non prevedeva per il Parco del Montuno, data la sua caratteristica storico-naturalistica e gli associati vincoli, nessuna possibilità di insediamento di attività commerciali e che esula completamente dall’idea e dalla proposta di tutela, sviluppo e valorizzazione anche economica del Parco prevista nel nostro progetto in coerenza con gli indirizzi contenuti nella nuova legge regionale sulla rigenerazione urbana, recentemente approvata.

Nondimeno continuiamo ad essere convinti che il Sindaco e l’Amministrazione vorranno sicuramente onorare gli impegni presi e formalizzati con Legambiente, la più grande associazione ambientalista del Paese, nella riunione del 27 giugno scorso, non fosse altro perché di questa delibera non si fece alcun cenno in quella riunione, né il Circolo ha ricevuto ad oggi (a distanza di una settimana) alcuna comunicazione in tal senso, come anche previsto dal procedimento amministrativo in corso in merito alla nostra istanza.

Pertanto, in data odierna, abbiamo provveduto ad inviare richiesta via PEC all’Amministrazione per conoscere lo stato di avanzamento degli impegni assunti nella riunione del 27 Giugno ed in particolare riguardo allo stato di avanzamento e i tempi di completamento dei lavori urgenti di messa in sicurezza del Parco (che dovevano essere completati a fine Luglio) e allo stato di avanzamento e i tempi di completamento dell’iter amministrativo relativo alla istanza di Legambiente per la gestione del Parco.

Inoltre, abbiamo anche inviato nei giorni scorsi, richiesta ufficiale inoltrata via PEC alla Amministrazione per poter riaprire di nuovo (a distanza di un anno) il Parco (ripulendolo e ripristinandolo) in occasione dell’evento nazionale di Legambiente Puliamo il Mondo del 24 Settembre 2017 (campagna nazionale che quest’anno celebra i suoi 25 anni e che sarà seguita in modo particolare dalla RAI come partner storico di Legambiente in questa campagna) e ci auguriamo tutti che questa possa essere l’apertura definitiva e l’inizio, dopo un anno praticamente perso, di una nuova vita del Parco del Montuno, oggetto da anni di troppi atti amministrativi incoerenti.

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

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LEGAMBIENTE TERRACINA RIBADISCE LA POSIZIONE IN MERITO ALLA RIDENOMINAZIONE DELLA STAZIONE MONTE SAN BIAGIO – TERRACINA MARE COME HUB AGGREGATIVO PER TUTTA LA RIVIERA DI ULISSE, CONSIDERANDO CHE TERRACINA PURTROPPO, E NON DA OGGI, NON E’ PRESENTE COME NODO DELLA FERROVIA ROMA-NAPOLI, PUR CONFERMANDO STAMATTINA AI MICROFONI DI AGORA’ESTATE RAI 3, LA VOLONTA’ DI PERSEGUIRE ANCHE IL PIU’ DIFFICILE OBIETTIVO DI RIAPRIRE PRESTO LA TRATTA TERRACINA-PRIVERNO FOSSANOVA

Comunicato Stampa n.52                                                       2.8.2017

Il Circolo Legambiente “Pisco Montano” di Terracina (nato solo poco più di un anno fa) ha sempre avuto una posizione chiara ed univoca, ed esprime soddisfazione per il risultato della ridenominazione della stazione di Monte San Biagio in Monte San Biagio-Terracina Mare, raggiunto anche con gli sforzi e le richieste avviate già alcuni anni fa dall’Amministrazione di Terracina e con la collaborazione attiva del Comune di Monte San Biagio, pur rispettando gli sforzi fatti, in questi anni, dai comitati, dalle associazioni, dai cittadini, e dall’Amministrazione per il ripristino della tratta Priverno Fossanova- Terracina, sforzi che però – si deve constatare-  non hanno portato i risultati sperati.

Il nostro Circolo da gennaio 2017 si è impegnato con una mobilitazione straordinaria permanente in occasione della nostra prestigiosa campagna nazionale denominata “Pendolaria” sulla tratta FL7 Roma-Napoli insieme ai Comitati dei pendolari cercando di affiancarli con una azione non solo di protesta ma anche di raccolta e strutturazione di informazioni e proposta evidenziando anche le gravi lacune del nostro trasporto cittadino e delle sue tipicità. La frana del Monte Cucca che ha interrotto la tratta Terracina-Priverno risale oramai al lontano 2012 ed in questi anni è forse mancata una mobilitazione numericamente rilevante della cittadinanza anche per elevare l’attenzione sul problema portandola anche a livello dei media nazionali. Inoltre sul piano della comunicazione i messaggi sono stati sempre a nostro avviso troppo rassicuranti con la prospettiva del “miracolo” sempre a portata di mano. Infatti l’ambiguità tra la messa in sicurezza del Monte Cucca (doveroso e con i fondi ora messi a disposizione della Regione Lazio sicuramente raggiungibile) e il ripristino della ferrovia abbandonata – inserita nel nostro dossier Pendolaria 2016 tra quelle “sospese per inagibilità della infrastruttura”- ha sempre creato confusione e noi abbiamo cercato di chiarire tutto questo già a gennaio nel nostro primo comunicato https://legambienteterracina.wordpress.com/2017/01/28/legambiente-ha-presentato-a-palermo-il-24-gennaio-scorso-il-rapporto-pendolaria-2016-la-linea-roma-napoli-via-formia-risulta-ancora-piu-infernale-dopo-la-recente-entrata-in/

“Partecipando attivamente e in modo permanente a “Pendolaria 2017” con una mobilitazione straordinaria e interloquendo con i comitati, le amministrazioni e la Regione, Trenitalia e RFI ed essendo presenti nell’Osservatorio Regionale Trasporti come Legambiente Lazio, https://legambienteterracina.wordpress.com/2017/02/26/legambiente-terracina-continua-la-campagna-pendolaria-2017-con-la-mobilitazione-permanente-sulla-linea-fl7-roma-formianapoli-a-sostegno-dei-comitati-pendolari-ma-anche-per-promuovere-una-mo/   ci siamo resi conto delle grandi difficoltà in cui versiamo a Terracina come nodo ferroviario purtroppo NON presente sulla tratta FL7, delle diseconomie del doppio pendolarismo (Priverno-Fossanova e Monte San Biagio) e della necessità di operare in una logica aggregativa e comprensoriale che miri ad aumentare il bacino di utenza per raggiungere gli obiettivi fissati, come ad esempio quello di poter effettuare fermate dei treni veloci o degli Intercity”, dichiara Anna Giannetti, Presidente del Circolo.
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Collegamento in diretta su RAI 3 dalla Stazione di Terracina dai microfoni di Agora Estate

Tutto ciò premesso, seguendo il nostro approccio che è stato fin dall’inizio un approccio pragmatico e realista finalizzato ad ottenere il meglio per la nostra città, riteniamo il cambio di denominazione della stazione di Monte San Biagio in Monte San Biagio – Terracina Mare uno risultato importante (un obiettivo di breve periodo) che non preclude alcunchè riguardo al ripristino della stazione di Terracina (che si pone inevitabilmente come obiettivo di medio-lungo periodo visti i tempi della messa in sicurezza della montagna e poi del ripristino del servizio di trasporto ferroviario) ma che ridà alla città una presenza sui siti web importante dal punto di vista dello sviluppo turistico di un territorio che vive di turismo, in particolare estivo, e che non può permettersi (nel 2017) di restare congelato, in una sorta di incantesimo, in attesa del ritorno del “vecchio” treno a Terracina,  per mettere mano ad un serio piano di sviluppo dell’offerta turistica e culturale della città e dei servizi connessi e per risolvere una volta per tutte le annose problematiche dei pendolari sulla tratta.

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“Per noi, il cambio di denominazione della stazione di Monte San Biagio non è solo ‘nominale’ ma è sostanziale ed assolutamente necessario per cominciare a parlare veramente dello sviluppo turistico di un territorio, con un piano di potenziamento concreto di tutti i servizi che preveda: non solo più fermate e più treni ma anche la possibilità di fermata degli Intercity (che oggi, a bacino di utenza aumentato, potrebbe diventare una realtà), la riqualificazione dei parcheggi con annessi servizi primari (igienici, illuminazione, videosorveglianza, servizi informativi) e realizzazione del sottopasso di connessione con la stazione, collegamenti con il TPL in coincidenza con tutti i treni, il collegamento con navette dirette con il porto di Terracina in coincidenza con la partenza e l’arrivo dei traghetti o per eventi specifici, la promozione dei servizi di car sharing e car pooling e delle relative piattaforme software, lo sviluppo della rete ciclabile territoriale per favorire la mobilità intermodale (bici-treno). Non possiamo permetterci di perdere altri anni preziosi ma dobbiamo iniziare da subito a costruire una rete di servizi efficienti attorno all’hub di Monte San Biagio-Terracina Mare visto che già oggi la stazione di Monte San Biagio (che nel nostro Rapporto Legambiente “Qualità delle stazioni nel Lazio” risulta essere tra le migliori) ualità delle staè stata inserita tra le 500 stazioni italiane con finanziamenti per la riqualificazione da parte del Ministero dei Trasporti. Rete all’interno della quale sarà poi possibile integrare più facilmente, e ci auguriamo tra non molto, la stazione di Terracina” afferma Gabriele Subiaco, Vicepresidente e responsabile del Laboratorio di Rigenerazione Urbana Sostenibile del Circolo.

“Ribadiamo di voler affrontare la questione della stazione di Terracina con un approccio più civico e partecipativo facendola uscire dalla palude che l’ha fatta precipitare come “stazione nel vuoto”, come riportata nel Dossier Stazioni di Legambiente, chiedendo un tavolo concertato con la Regione Lazio, all’interno delle azioni partecipative relative alla discussione del Piano di Mobilità del Lazio,  al quale debbono sedere oltre all’Amministrazione locale, anche i comitati, le associazioni e tutti i portatori di interesse, e finalizzato ad ottenere un Piano specifico e completo di tutti gli interventi necessari per traguardare il ripristino del treno a Terracina ed una calendarizzazione puntuale degli stessi, valutando anche i danni di eventuali ritardi di attuazione del Piano per la collettività. Al contempo però ci impegneremo, come stiamo già facendo, anche per la stazione di Monte San Biagio – Terracina, al fianco dei comitati pendolari e insieme agli altri circoli, alle amministrazioni e agli operatori turistici per il potenziamento dei servizi, in una ottica di collaborazione costruttiva con proposte e progetti concreti di sviluppo del territorio” conclude Anna Giannetti Presidente del Circolo Legambiente di Terracina.

 

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

SICCITÀ, CRISI IDRICA E CAMBIAMENTI CLIMATICI: IL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI TERRACINA ESPRIME PREOCCUPAZIONE SULLA SITUAZIONE DI SICCITÀ NEL SUD PONTINO CON UN LIVELLO DI SEVERITÀ IDRICA ELEVATA CONFERMATO ANCHE NELL’ULTIMA RIUNIONE DELL’OSSERVATORIO SUGLI USI IDRICI COORDINATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE SVOLTASI IERI 26 LUGLIO. SERVONO NUOVI MODELLI DI USO E CONSUMO DELLA PREZIOSA RISORSA, IL NOSTRO #OROBLU, ED E’ NECESSARIO ATTUARE CON URGENZA INTERVENTI E POLITICHE INNOVATIVE ED ACCELERARE SUI PIANI DI ADATTAMENTO AL CLIMA ANCHE A LIVELLO LOCALE.

Comunicato Stampa n.51                                                    27.7.2017

Anche in Italia iniziano a essere ormai sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici. L’emergenza siccità che sta continuando a colpire da nord a sud tutta la Penisola ci ricorda ancora una volta che il clima sta già cambiando con fenomeni metereologici estremi che ormai aumentano di anno in anno, come le recenti grandinate di luglio, causando danni all’ambiente, a settori strategici come l’agricoltura, la pesca e il turismo, e soprattutto mettendo in pericolo la salute e la vita delle persone. Legambiente è in prima linea sulla stampa e in televisione per denunciare la gravità della situazione ma anche per attuare nuovi modelli di uso e gestione della preziosa risorsa, anche definendo incentivi e nuove regole: http://lanuovaecologia.it/emergenza-siccita-la-denuncia-legambiente/

Il bollettino rosso di queste ultime settimane è davvero preoccupante: caldo record, assenza di piogge con i 2/3 dei campi coltivati lungo la Penisola a secco. Ormai ammontano già ad oltre 2 miliardi, secondo un’analisi Coldiretti, i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Al momento hanno richiesto lo stato di calamità già sei regioni: Toscana, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Calabria e Sardegna. La dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica sarà formalizzata dopo la definitiva approvazione del d.l. Mezzogiorno. Lo stato di calamità attiva il fondo di solidarietà nazionale, con strumento come la sospensione delle rate dei mutui e del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico delle imprese agricole danneggiate e accesso al Fondo per il ristoro danni.

cambiamenti climaticiAnche nel Lazio la situazione è grave, l’Osservatorio permanente sugli usi idrici, coordinato dal ministero dell’Ambiente e dall’Autorità di Distretto dell’Appennino Centrale, si è riunito in varie occasioni nelle scorse settimane portando il problema della siccità da un livello di severità idrica media ad un livello di severità idrica alta. Una decisione presa con particolare riferimento alla difficile situazione del lago di Bracciano ma non solo. Si evidenzia, nella comunicazione dell’osservatorio, come anche la provincia di Latina e Frosinone presentino carenze idriche, rispetto alla media, che vanno dal 20% al 70%. Un dato confermato da un’ulteriore analisi presentata nei giorni scorsi da Legambiente nel dossier Goletta dei Laghi. Per i Comuni del Lazio in cui sono presenti i laghi, si registrano a giugno 2017 valori di mm caduti di pioggia ridotti dell’80% rispetto ai massimi registrati negli anni precedenti, per Albano, Nemi, Canterno e Fiuggi, e fino all’85% nella zona di Bracciano, Trevignano e Bolsena.

Nell’ultima riunione dell’Osservatorio Sugli Usi Idrici svoltasi il 26 luglio, presso la sede dell’Autorità di distretto dell’Appennino centrale, le Regioni del Distretto hanno illustrato la situazione di severità idrica in atto sul proprio territorio. Il quadro di severità idrologica è confermato elevato, sulla base dell’aggiornamento dei dati al 24 luglio 2017. È confermato il livello di severità idrica elevata per il Lazio dove con riferimento alla crisi idrica dell’ATO 2 Lazio Centrale, la Regione Lazio ha confermato che è in corso un confronto con il Comune di Roma ed il gestore ACEA ATO 2 SpA, si stanno verificando tutte le possibili soluzioni al fine di trovare un punto di equilibrio tale da assicurare un accettabile livello di servizio per i cittadini, mitigando quanto più possibile i disagi, anche a tutela degli aspetti igienico-sanitari ed ambientali. Già calendarizzata la prossima riunione per il 4 agosto alle ore 10. Anche in questa occasione, le regioni del distretto dell’Appennino centrale, dovranno anticipare un’approfondita relazione dell’evoluzione della situazione idrica e fornire un rapporto sull’efficacia delle azioni emesse in campo.

Il cambiamento climatico impone un radicale cambiamento soprattutto nella gestione della risorsa idrica, occorre cambiare velocemente passo altrimenti ci si ritroverà in tempi brevi con riserve vuote ed ecosistemi acquatici danneggiati in maniera irreversibile. Risulta infatti evidente come, con il passare degli anni, i giorni di pioggia diminuiscono, con un’evidenza delle conseguenze del cambiamento climatico in atto che anno dopo anno rende sempre più complessa la gestione della risorsa idrica, limitandone la disponibilità e favorendo il verificarsi di eventi estremi (alluvioni, allagamenti, intensi temporali, grandinate). Uno scenario questo con cui dovremo fare sempre più i conti, ma servono validi strumenti, che ad oggi però sono ancora carenti, come i Piani di adattamento, a livello nazionale, a scala di bacino idrografico e a livello locale e di aree urbane. Ma al tempo stesso la condizione in cui ci ritroviamo obbliga a ripensare drasticamente il modo in cui gestiamo, consumiamo e utilizziamo l’acqua, rendendo quindi prioritari, nella nostra regione, alcuni interventi e politiche fortemente innovative e di rottura rispetto al passato:

Innanzitutto sul fronte dell’agricoltura, prima vittima di questa emergenza siccità, serve iniziare un dibattito nazionale sull’acqua agricola e sull’acqua nel cibo. A livello nazionale l‘acqua per l’uso agricolo e l’allevamento è pari al 60% del consumo, il consumo industriale ed energetico ammonta al 22% , e quello domestico potabile solo al 18%!. Quindi, discutere e dibattere di acqua domestica in Italia, durante una crisi idrica, significa discutere del 18% della questione. La maggior parte delle motivazioni di questa crisi idrica sono agricole, ed il vero problema non è l’acqua che beviamo, ma è l’acqua che “mangiamo” (l’acqua contenuta nei cibi). E questo perché per arrivare a servire in tavola una bistecca abbiamo bisogno di utilizzare oltre 4 mila litri di acqua.

Occorre poi ripensare ad una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli (quasi totalmente fondato sulla modalità ad aspersione o a pioggia), puntando a sistemi di micro-irrigazione e a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata e ragionare sugli scenari futuri di riconversione agricola verso colture meno idro-esigenti, o comunque adeguate alle condizioni climatiche e alle disponibilità idriche del territorio. Ad un’analisi più attenta troveremo dei paradossi indicibili sul nostro territorio. Guardiamo la produzione dei kiwi nella Pianura Pontina, una coltura idrovora che non appartiene alla nostra realtà agricola.

Infine è necessario rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua (il costo idrico spesso è basso per la fascia agricola, e questo non costituisce sicuramente un disincentivo alla spreco) con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose. Serve dare incentivi veri e sensati agli agricoltori che hanno un ruolo decisivo nel superamento di questa crisi.

– E’ fondamentale poi adeguare le condutture idriche. È impensabile procedere con questi livelli di captazione di laghi e fiumi quando la dispersione idrica degli acquedotti laziali è altissima: secondo i dati di Ecosistema Urbano 2016, il completo Rapporto Annuale di Legambiente sulle Aree Urbane, l’acqua che si perde nelle tubature è il 44,4% a Roma, il 53,8% Rieti, il 67,0% a Latina e addirittura il 75,4% Frosinone. In pratica oltre la metà dell’acqua di sorgente o prelevata da altri corpi idrici, come dimostra il caso di Bracciano, che entra negli acquedotti, si disperde prima di essere utilizzabile per usi civili. Va quindi affrontato e risolto con piani di investimento consistenti il problema della dispersione idrica di una rete di captazione, adduzione e distribuzione che fa acqua da tutte le parti (e non è un gioco di parole), la questione delle eccessive captazioni idropotabili e il sovra sfruttamento della risorsa idrica che rischiano di produrre disastri ambientali inimmaginabili ed irreversibili.

– Poi bisogna intervenire sull’uso e il consumo di acqua nelle città (con un cambio degli stili di vita per evitare gli sprechi eccessivi) che è alle stelle con 165 litri al giorno per abitante a Roma, seguono Rieti (152 l/ab/gg), Latina (143 l/ab/gg) e Frosinone (125 l/ab/gg). E’ fondamentale inserire sempre di più la voce del risparmio idrico all’interno dei regolamenti edilizi. Molti comuni già lo stanno facendo obbligando e/o incentivando azioni come le cassette wc a doppio scarico e l’utilizzo dei riduttori di flusso. Una buona pratica che fa bene e che andrebbe replicata su tutto il territorio. Mettere in pratica azioni per il risparmio della risorsa idrica nelle case (attraverso la raccolta della pioggia e la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie), adottare dei regolamenti edilizi per la riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista idrico sono scelte obbligate e fondamentali, per una concreta politica di tutela della risorsa. Ma soprattutto sono interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti. In questo senso va nella giusta direzione la nuova “Legge sulla Rigenerazione Urbana e Recupero Edilizio” della Regione Lazio che mette in campo premialità connesse proprio all’adozione di tecnologie per il recupero e riuso delle acque meteoriche, durante gli interventi edilizi che lo permettano.

– Inoltre per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, occorre praticare il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria e sul piano della gestione della risorsa è necessario che la Regione Lazio metta in campo politiche indirizzate verso la tutela, il risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua. Oggi i nuovi Piani di gestione a livello di distretto idrografico, calati poi nei PTA (piani di tutela delle acque regionali), devono prevedere strumenti concreti che si trasformano in piani di gestione locale, indirizzati al risparmio e alla tutela quantitativa della risorsa idrica.

-Infine occorre rendere sempre più efficace il sistema dei controlli preventivi da parte degli enti locali e di quelli repressivi da parte delle forze dell’ordine, dei prelievi abusivi di acqua dalle aste fluviali e dalle falde, così come occorre aggiornare il censimento dei pozzi di prelievo idrico ed irriguo.

In sintesi, è necessario cambiare rapidamente paradigma e passare dal concetto di un’acqua unica (risorsa infinita e prevalentemente potabile) utilizzata per tutti gli usi ad un concetto di molti tipi di acqua (risorsa finita e da riutilizzare al massimo) ognuno per un uso diverso (per bere, per innaffiare, per la doccia, per il bagno, per lavare in casa, per cucinare, per lavare le macchine in città, per l’agricoltura, per l’allevamento, per l’industria, etc.). Acque diverse per usi diversi o anche la stessa acqua recuperata ed utilizzata più volte per usi diversi, riservando la preziosa acqua potabile esclusivamente agli usi per la quale è indispensabile.

Anche la provincia di Latina risulta tra quelle maggiormente colpite dalla siccità e dalla crisi idrica, con acqua a singhiozzo e disagi in mezza provincia pontina con giornate difficili che sono state e sono tuttora vissute principalmente nei comuni del  sud pontino (Minturno, Scauri, Formia Gaeta, Fondi, Castelforte, Itri, Spigno Saturnia e Santi Cosma e Damiano) ma anche dei Monti Lepini (Priverno, Maenza, Roccagorga) con una riduzione dal 30% al 50% della disponibilità complessiva rispetto al fabbisogno idrico minimo stimato per il periodo luglio-agosto (dati Acqualatina 2017). Nell’ultima riunione del 26 luglio scorso dell’Osservatorio Permanente Sugli Usi Idrici coordinato dal Ministero dell’Ambiente, i rispettivi Enti d’Ambito Territoriale Ottimale, della Provincia di Latina e di Frosinone, hanno segnalato una crescente situazione di preoccupazione che sta interessando la disponibilità delle risorse idriche ad uso potabile, anche qui a causa della drastica riduzione della portata in alcune delle principali fonti di approvvigionamento. Oltre alle ordinarie manovre di regolazione della pressione, chiusure notturne e a volte diurne per permettere il riempimento dei serbatoi e la ricerca e riparazione delle perdite di maggiore entità, è in atto un piano di emergenza che, stoppata l’installazione dei dissalatori a Formia e ora anche a Ventotene (il cui impatto ambientale specifico merita di essere approfondito con studi e periodi significativi di sperimentazione in loco non certo compatibili con i tempi dell’emergenza), prevede l’approvvigionamento di acqua potabile con navi cisterna dal porto di Napoli per le isole di Ponza e Ventotene e per le città del Golfo di Gaeta, l’impianto di potabilizzazione nell’area industriale Panapesca a Gaeta e il ripristino di alcune fonti che erano state abbandonate nel tempo. Andrebbe anche valutata la possibilità di costruire by-pass veloci con reti idriche di ATO confinanti che hanno disponibilità di risorsa idrica.

Il nostro territorio di Terracina, alimentato dalle imponenti sorgenti di Ponticelli e di Colle Francesconi, è stato oggetto, negli anni, di una maggiore attività di ricerca delle perdite fisiche con consistenti interventi di rifacimento della rete di distribuzione da parte del Gestore che, uniti ad un uso più accorto della risorsa idrica, sembrano per ora tenerlo fuori dalla crisi.

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Atlante delle Sorgenti della Provincia di Latina – la sorgente di Ponticelli che alimenta la città di Terracina

“Il modello attuale di gestione delle ATO con i comuni che detengono il 51% e le società private (molte francesi) con il 49% non sembra sicuramente quello più adatto in questo quadro di riferimento di siccità e crisi idrica che è destinata purtroppo ad aggravarsi nei prossimi anni a causa dei cambiamenti climatici. In alcuni casi gli Enti Pubblici non vogliono, in altri non hanno le competenze per controllare i Gestori privati, in altri non sono in grado (per le dinamiche politiche) di mantenere gli impegni presi di medio-lungo (si veda il caso del dissalatore di Ventotene) sui piani industriali di intervento. Per quanto riguarda il nostro ATO4, esiste un piano, approvato con Deliberazione n. 17 del 20/12/2016 dalla Conferenza dei Sindaci e dai Presidenti dell’Ato4  denominato “Nuove Risorse”, che aveva dato il via a una serie di interventi di Recupero Dispersioni Fisiche con uno stanziamento di 70 milioni di euro, ma non è stato sufficiente alla luce dei gravi abbassamenti di falda associati ad un grave calo delle piogge pari a circa il 50% rispetto all’estate del 2013, e siamo già ad un Piano Straordinario di emergenza con una richiesta, da parte del Gestore Acqualatina, di incrementare gli investimenti sulla rete di almeno 150-160 milioni di euro nei prossimi 15 anni (che traguarda un Obiettivo di Perdite Fisiche al 2032 del 35%), rispetto a quelli già approvati, con un impegno ulteriore di circa 10 milioni di euro l’anno che risulterebbe però insostenibile per la tariffa attuale ATO4 (Dati Acqualatina 2017). Non si ha invece notizia dell’attuazione della importante legge della Regione Lazio n.5 del 2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque” che prevede, attraverso il piano di sicurezza delle acque destinate al consumo umano (art. 4 bis), anche misure di governo, prevenzione e risoluzione sistematica e non emergenziale delle problematiche. Per le interruzioni di servizio e di comunicazione e i conseguenti disservizi è stata nel frattempo promossa una class action nei confronti di Acqualatina per il riconoscimento dei diritti degli utenti in relazione alla somministrazione di acqua, e sono stati presentati altri esposti, come quello recente e completo dell’Associazione Pendolari Stazione Minturno Scauri e della Confconsumatori – Federazione Provinciale Latina considerando che la legge regionale evidenzia all’art. 2 che “la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, in attuazione dei principi costituzionali, sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona”.  Visto il quadro critico di riferimento che si prospetta nei prossimi anni e gli enormi investimenti necessari per risanare la rete idrica andrebbe ripreso invece l’indirizzo espresso dal referendum sull’acqua del 2011 e fedelmente riportato nella legge regionale L.R. del 4 Aprile 2014, n. 5, andando verso una gestione dell’acqua (bene comune naturale e diritto umano universale) completamente pubblica con società gestite dallo stato che reinvestono i guadagni nella manutenzione della rete invece che convertirli in dividendi per gli azionisti privati e pubblici come avviene oggi. Questo si può fare, ci sono già esempi di aziende pubbliche virtuose in Italia, ad esempio a Milano dove una azienda pubblica offre un ottimo servizio ai cittadini ed ha reso Milano la metropoli europea con la più alta percentuale di raccolta differenziata. Certo lo Stato non deve abdicare alla sua funzione di indirizzo e di controllo e soprattutto bisogna evitare ogni tentazione politico-clientelare” dichiara Anna Giannetti Presidente del circolo Legambiente di Terracina.

“Anche il nostro territorio ha risentito negli ultimi anni in modi diversi degli impatti dei cambiamenti climatici con danni causati da eventi meteorici particolarmente intensi che provocano siccità, frane e dissesti o piene dei corsi d’acqua, eventi che accadono con frequenza ed intensità crescenti e che non è più possibile far rientrare nella categoria delle “calamità” o della “fatalità non prevedibile” ma è necessario avviare piuttosto una riflessione seria e sistematica su come prevenire gli impatti causati e su come “adattare” il nostro habitat ad un clima che è cambiato e che è destinato, nei prossimi anni, certo a non migliorare.

Dobbiamo avviare, soprattutto a livello locale, una seria valutazione delle vulnerabilità del nostro territorio (uso e consumo del suolo, siccità, consumo di acqua e sistema idrico, ondate ed isole di calore, eventi estremi di pioggia e rischio idrogeologico), dei rischi (incendi, frane, alluvioni, allagamenti, carenza idrica, etc) e dei danni (rilevanti a settori importanti come l’agricoltura, l’industria e il turismo, all’ambiente, alle infrastrutture) e questo è possibile dal 2015 attraverso il nuovo Patto dei Sindaci che con il PAESC mira a definire a livello locale non solo la strategia di mitigazione (abbassare le emissioni di CO2 in chiave energetica per limitare l’innalzamento della temperatura terrestre), come in precedenza, ma anche la strategia di adattamento (adattare i territori ai cambiamenti climatici già in atto). Occorre definire una pianificazione territoriale puntuale (Piano di Adattamento al Clima), a livello comunale o anche a livello di distretto territoriale accorpando più Comuni, definendo obiettivi, strategie ed azioni di intervento, riportando con urgenza questi temi al centro delle politiche di governo della città e del territorio ma anche assegnando responsabilità precise ed obiettivi chiari agli Enti coinvolti, creando e diffondendo una nuova cultura basata sull’adattamento climatico, sviluppando una nuova economia che punti concretamente su innovazione e sostenibilità.

Certo c’è bisogno di soldi per intervenire su un territorio già fortemente provato, e spesso ci sentiamo dire che i soldi non ci sono. I soldi, forse non c’è ne sono molti, ma quelli che ci sono dobbiamo spenderli bene, vanno cambiate le priorità cominciando ad investire sulla cura del territorio e su una corretta manutenzione della rete idrica, delle strade, dei ponti (vedi gli enormi problemi generati dalla interruzione, per cause strutturali, del Ponte sul Sisto tra Terracina e San Felice Circeo), delle ferrovie e delle altre infrastrutture vitali piuttosto che continuare a pensare a nuovi grandi opere, spesso inutili, destinate a consumare ed impermeabilizzare altro suolo. Secondo la Commissione Europea, il costo minimo di un mancato adattamento ai cambiamenti climatici a livello europeo andrebbe dai 150 miliardi di euro all’anno nel 2025 ai 300 miliardi di euro all’anno nel 2050. Insomma, quello che non spendiamo oggi, per proteggere il nostro territorio, lo pagheremo salato negli anni a venire” afferma l’ing Gabriele Subiaco Vicepresidente e Responsabile scientifico del Circolo Legambiente di Terracina.

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

APPROVATA LA LEGGE PER LA RIGENERAZIONE URBANA E IL RECUPERO EDILIZIO NEL LAZIO. IL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI TERRACINA, CHE AVEVA GIA’ ISTITUITO UN ANNO FA A TERRACINA IL PRIMO LABORATORIO DI RIGENERAZIONE URBANA DEL LAZIO, E’ IN PRIMA LINEA PER L’ATTUAZIONE VIRTUOSA DELLA LEGGE NEI COMUNI DELLA RIVIERA DI ULISSE. IL LABORATORIO, ISPIRANDOSI ALLA NUOVA LEGGE, DEFINISCE I CRITERI DI INTERVENTO ORGANICI PER LA ZONA PORTUALE E L’AREA DEL MOLO DI TERRACINA.

Comunicato Stampa n.50                                                                     15.7.2017

Lo scorso 11 Luglio è stata finalmente approvata dal Consiglio Regionale del Lazio la legge n.365 per la rigenerazione urbana e il recupero edilizio. La legge, dopo la scadenza del piano casa il primo giugno scorso, è partita da un’iniziativa presentata dall’Assessore Michele Civita con l’obiettivo di superare le norme transitorie e derogatorie contenute nel piano casa con nuove disposizioni legislative ordinarie. Tra le misure previste, premialità con incremento di volumi o superfici (si arriva, in alcuni casi, fino al 40 per cento), ma anche delocalizzazioni e cambi di destinazione d’uso. La legge disciplina i programmi di rigenerazione urbana, gli “ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio”, gli interventi per il miglioramento sismico e l’efficienza energetica, nonché i cosiddetti interventi “diretti”, ma anche norme per il “riordino funzionale” degli stabilimenti balneari, tanto marittimi che lacuali, nel rispetto della disciplina paesistica e ambientale. Ai Comuni è affidato poi un ruolo centrale nella scelta e nella valutazione degli interventi.

“Un provvedimento che finalmente restituisce protagonismo ai Comuni e alle realtà territoriali con l’intento di rilanciare il settore edilizio, senza ulteriore consumo di suolo e crescita incontrollata della città, tenendo conto dell’interesse pubblico e del rischio sismico, idrogeologico, dei cambiamenti climatici, per rendere le città resilienti e vivibili” commenta Cristiana Avenali, Consigliere regionale promotrice di molti degli emendamenti alla legge proposti ed approvati, recependo le proposte delle associazioni ambientaliste (Legambiente in primis), degli ordini professionali e del mondo universitario, con l’obiettivo di migliorare la legge.

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Il Circolo Legambiente Terracina, già a settembre 2016, istituiva il primo Laboratorio di Rigenerazione Urbana Sostenibile, in collaborazione con Legambiente Lazio e il circolo tematico nazionale Legambiente “Città invisibili” dedicato alla rigenerazione urbana. Il Laboratorio si era subito fatto promotore di una proposta all’Amministrazione Comunale di Terracina per uno studio di un progetto pilota finalizzato alla redazione di un Piano Integrato di rigenerazione urbana del Territorio Costiero del Levante di Terracina, comprendente il sito dell’”Ex-depuratore di Via delle Cave” e l’”Area archeologico-naturalistica di Pisco Montano connessa alla valorizzazione del Parco Archeologico Nazionale dell’Appia Antica nella sua variante costiera (detta Traianea)” ma anche il “Parco del Montuno”, “il Mercato della Marina”, l’”Anello Ciclopedonale di Levante”, la “Valorizzazione della Sorgente Acqua Magnesia” e tutta l’”Area Portuale” e la redazione di linee guida per la rigenerazione urbana, identificando interventi-tipo e individuando criteri standard di sviluppo e gestione sostenibile da replicare anche in altre aree. Il Laboratorio aveva poi portato a termine il progetto di rigenerazione urbana del Parco del Montuno, presentato in Conferenza Stampa già a fine settembre, e una idea progettuale di rigenerazione dell’antico Mercato della Marina anch’esso presentato nel corso di una Assemblea Pubblica a gennaio scorso, e dall’inizio dell’anno, insieme a Legambiente Lazio e al Circolo tematico “Città Invisibili”, ha seguito in modo costante tutto l’iter della legge, comprensivo di tutti gli emendamenti, soprattutto quelli in linea con le esperienze territoriali del Circolo, colloquiando con le strutture regionali.

“Abbiamo creduto fin dall’inizio in questo approccio, creando già un anno fa, a Terracina, da veri innovatori e anticipando di quasi un anno la legge, il primo Laboratorio di rigenerazione urbana sostenibile del Lazio e applicandolo a progetti importanti (i cosiddetti interventi-tipo) quali quello del Parco del Montuno e del  Mercato della Marina, ma anche quello di valorizzazione della Sorgente dell’Acqua Magnesia, connesso al nostro progetto di Balneabilità della Costa di levante e di Potabilità delle acque sorgive costiere, recentemente menzionato anche nel corso della nostra Tappa di Terra di Goletta Verde 2017. Il Circolo, con il suo Laboratorio, da mesi sta lavorando per elaborare una visione organica di sviluppo territoriale ispirata alla novità della rigenerazione urbana e oggi, con la legge ormai approvata, saremo in prima linea nella applicazione di metodi e criteri connessi, con tutte le Amministrazioni e gli Enti locali più sensibili e i Parchi nazionali e Regionali della provincia, non sottovalutando mai che le aree e gli interventi di rigenerazione urbana costituiscono priorità per l’attribuzione dei fondi strutturali europei e dei fondi nazionali a sostegno delle attività di riqualificazione e rigenerazione urbana, economica e sociale, come dimostrato dalla recente approvazione del progetto “Latina anche città di mare – Volano di riqualificazione urbana” fortemente voluto dagli assessori al Governo del Territorio e alla Programmazione Europea, Gianfranco Buttarelli e Cristina Leggio della Giunta Coletta, per cui è stato chiesto ed ottenuto il massimo del finanziamento previsto per i comuni capoluogo di provincia, ovvero ben 18 milioni di euro” dichiara Anna Giannetti Presidente del Circolo Legambiente di Terracina.

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Foto by Andrea Longo

“Pur non essendo la legge approvata, la legge “perfetta” sulla rigenerazione urbana, oggi abbiamo finalmente uno strumento legislativo regionale che consente di attuare progetti integrati e una progettazione partecipata del territorio pensata specificamente per la rigenerazione di aree abbandonate o degradate come, ad esempio, la “Zona portuale e l’area del molo di Terracina” contemperando gli interessi di tutti, pubblici privati e forze sociali, avendo la possibilità concreta anche di accedere a fonti di finanziamento strutturali europei. Certo che, al di là di quelle che sono le destinazioni d’uso attuali o future ipotizzate per l’area e le loro motivazioni, dobbiamo avere prima ben chiari quelli che sono i criteri ispiratori della progettazione e cioè quello di accrescere la sostenibilità ambientale delle opere e degli interventi, incrementando il verde ma anche utilizzando materiali biocompatibili e processi costruttivi ispirati a strumenti di certificazione accreditati (es. il protocollo Itaca); diminuire o azzerare il consumo di suolo, con strutture più dense che limitino le superfici non permeabili, evitando l’uso di distese di asfalto o cemento per realizzare strutture (es. parcheggi) utilizzati magari solo due o tre mesi l’anno; predisporre il potenziamento dei servizi perchè spesso la progettazione si concentra solo sul tema infrastrutturale trascurando il tema fondamentale dei servizi, che invece andrebbero pensati e progettati al pari delle infrastrutture (e parliamo non solo di quelli specifici legati alla funzione dell’area portuale ma anche dei servizi di base come quelli igienici, l’illuminazione e i servizi informativi assolutamente inesistenti o carenti nell’area). Inoltre, aspetto critico fondamentale, dobbiamo garantire una mobilità intermodale sostenibile (una zona portuale è per sua natura uno snodo (hub) intermodale), considerando i vincoli posti dalla viabilità attuale nella realizzazione delle opere e nella predisposizione dei servizi e sicuramente da questo punto di vista la sponda destra del Canale di Navigazione è l’area più penalizzata, ma soprattutto la zona andrebbe gestita come nodo centrale all’interno della rete dei trasporti locale (per facilitare la connessione con le altre zone della città ma anche con i paesi vicini) e con collegamenti veloci (navette elettriche) con l’unico reale snodo (hub) alla rete ferroviaria nazionale (la stazione di Monte S. Biagio, peraltro a breve opportunamente ridenominata Terracina-Mare), su cui è allo studio, da parte dei Circoli Legambiente attivi del Sud Pontino e di Legambiente Lazio, una proposta complessiva di riorganizzazione del trasporto pubblico-privato locale (bici, auto, treno, traghetti per le isole) che possa favorire nuove politiche di espansione turistica e che possa garantire la vivibilità della tratta per il pendolarismo e che possa essere più vicino alle moderne istanze di multimodalità ed ecocompatibilità. La zona portuale deve inoltre diventare anche il punto di partenza e terminale di quella che è la rete di piste ciclopedonali per la mobilità dolce e dei servizi di car e bike sharing associati” dichiara l’ing. Gabriele Subiaco Vicepresidente e responsabile del Laboratorio di Rigenerazione urbana sostenibile di Legambiente, annunciando a breve una conferenza di presentazione della Legge regionale anche a Terracina.

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

 

 

LA PROPOSTA DI LEGAMBIENTE PER IL PARCO DEL MONTUNO CHIUSO DA ANNI: DOPO IL COMUNICATO DI RETTIFICA DELLA NOTIZIA DELLA ASSEGNAZIONE, SONO STATE INVIATE ALLA AMMINISTRAZIONE COMUNALE OSSERVAZIONI AI SENSI DELLA 241/90 RELATIVE ALLA RECENTE DELIBERA DI INDIRIZZO PER LA CONCESSIONE IN COMODATO D’USO DEL PARCO – DGC N.126 DEL 19 MAGGIO 2017. L’ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER IL PARCO?

Terracina, 24 maggio 2017                                                                       

Comunicato stampa n. 42

IL COMUNE DI TERRACINA NON SOLO NON ASSEGNA IL PARCO A LEGAMBIENTE COME INSPIEGABILMENTE COMUNICATO NEI GIORNI SCORSI, MA DOPO BEN 6 LUNGHI MESI DI ANALISI DELLA NOSTRA ISTANZA DI AFFIDAMENTO DELLA GESTIONE DEL PARCO, FORMULA UNA DELIBERA DI INDIRIZZO CHE CONSIDERA IL CIRCOLO LEGAMBIENTE ALLA STREGUA DI UNA DITTA CHE OPERA IN ECONOMIA, CON L’OBBLIGO DI EFFETTUARE I LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA, RIATTIVAZIONE IMPIANTI E RIALLESTIMENTO DEI GIOCHI CON UNA CIFRA INCONGRUA, IMPONE UNA PESANTE POLIZZA ASSICURATIVA SUL PARCO, NON OFFRE ALCUN CONTRIBUTO PER I SERVIZI DI GESTIONE E SOPRATTUTTO IGNORA COMPLETAMENTE IL VALORE DEL PROGETTO DI LEGAMBIENTE E LE SUE IMPORTANTI RICADUTE SULLA SCUOLA E SULLA ECONOMIA TURISTICA DELLA CITTA’ METTENDO IN ATTO UNA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO NEI CONFRONTI DEL CIGNO VERDE.  

La delibera di Giunta Comunale DGC-126-2017 che ha per oggetto: “Concessione in comodato d’uso del Parco del Montuno-Proposta formulata dal Circolo Legambiente di Terracina “Pisco Montano”- Procedura evidenziale-Indirizzi Gestionali” emessa il 19 Maggio 2017 con la quale si delibera la redazione dell’Avviso Pubblico di manifestazione di interesse per la concessione in comodato d’uso del Parco del Montuno, ha riservato purtroppo al Circolo Legambiente di Terracina, proponente, ormai in data 30/10/2016, di un’istanza di gestione del Parco, chiuso da anni, un’amara sorpresa e a questa delibera il Circolo ha immediatamente risposto inviando formalmente in data odierna motivate osservazioni, in qualità di soggetto proponente, ai sensi dell’art. 9 e ss. della Legge n. 241/90 e successive modificazioni e integrazioni.

“Dopo aver invano atteso, a seguito della nostra istanza, una comunicazione formale di avvio del procedimento e di assegnazione del Responsabile Unico e dopo essere stati costretti a sollecitare formalmente il 30 aprile scorso la risposta della Amministrazione alla nostra istanza dopo ben 180 giorni, questa delibera arriva come una doccia fredda e oltre ad essere mal formulata risulta francamente irrispettosa dell’impegno, della qualità e quantità di lavoro manuale, tecnico e di progettazione effettuato dal Circolo e dai suoi Volontari in questi mesi, con la pulizia, il ripristino, la riapertura temporanea del Parco e con la produzione di una articolata e completa proposta progettuale di sviluppo e gestione del Parco, in coordinamento con Legambiente Lazio e Legambiente nazionale, ispirata alle migliori pratiche di rigenerazione sul territorio nazionale, finalizzata alla creazione di un Parco eco-archeologico, progetto basato sull’analisi puntuale delle effettive condizioni del Parco e che ha permesso di fornire all’Amministrazione anche indicazioni precise in merito ai lavori necessari per la sua messa in sicurezza ”dichiara Anna Giannetti, Presidente del Circolo “e continuano per noi a rimanere oscure le ragioni della mancata risposta alla nostra richiesta formale, risollecitata più volte, del 21 Novembre scorso per continuare l’attività gratuita e volontaria di pulizia e ripristino del Parco, alla quale non è stata mai fornita alcuna risposta, richiesta ispirata al principio di sussidiarietà art. 118 comma 4 della Costituzione e che ci avrebbe permesso di continuare il nostro lavoro volontario al Parco”.

Terracina rischia di perdere così una grande opportunità di riaprire il Parco con un progetto di rigenerazione urbana con le più moderne metodologie, presentato e accolto con entusiasmo dallo stesso Sindaco in presenza di una nutrita delegazione di dirigenti e soci di Legambiente lo scorso 15 dicembre e che aveva spinto perfino il TG3 della RAI a venire a Terracina e fare un servizio, dal titolo, “Terracina Virtuosa”” (http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-49b4c28a-eb69-424d-8d88-229f88fc5348.html ).

 L’ insufficiente schema della Delibera evidenzia un trattamento analogo a quanto si possa ipotizzare per l’assegnazione di un appalto ad una ditta di lavori di manutenzione e ignora totalmente, nell’attribuzione del punteggio, le caratteristiche e i requisiti di Legambiente, la qualità progettuale dei servizi e il progetto di rigenerazione offerto, ponendo l’accento solo sugli interventi di ripristino e messa in sicurezza del Parco e sui loro costi. Inoltre introduce clausole e condizioni “capestro”, prospettando una incomprensibile situazione discriminatoria rispetto agli parchi cittadini (sia quelli già regolamentati, come il Parco della Rimembranza, sia quelli in fase di regolamentazione che quelli ancora non regolamentati), riservando a Legambiente, che pure ha pulito e ripristinato per mesi il Parco con un grande sforzo, tutto ampiamente documentato con foto, video, articoli e servizi TV, che ha presentato un innovativo progetto di rigenerazione, e che, peraltro, ha tutti i titoli, ai sensi dell’art.7 della legge 266/91 sul Volontariato, per essere convenzionata direttamente, un trattamento “di sfavore” procedendo ad una delibera di indirizzo e a una successiva procedura di evidenza pubblica, aperta a tutti i soggetti senza alcun requisito minimo per la gestione di un Parco pubblico, formulata con criteri penalizzanti, che brevemente qui riassumiamo: 1) obbligo di assicurazione per tutti i profili di responsabilità, NON presente negli altri parchi incluso il Parco della Rimembranza; 2) obbligo di fornire i lavori per la messa in sicurezza, per la riattivazione degli impianti e per la fornitura dei giochi nuovi da realizzare con un contributo di soli 15,000€ complessivi, per altro forniti in due tranche annuali di 7500€. Da nostre valutazioni tecniche supportate anche da preventivi specifici, e tenendo conto della massima economia e del nostro servizio volontario di coordinamento tecnico, tutti i lavori richiesti non possono assolutamente essere coperti con 15.000€, e comunque a questo punto si suggerisce all’Amministrazione, per un puro criterio di risparmio economico, di procedere essa stessa alla realizzazione dei lavori di messa in sicurezza del Parco prima di procedere alla riapertura e all’affidamento della sua gestione; 3) nessun contributo per i servizi di apertura/chiusura, pulizia e piccola manutenzione offerti quando invece questi servizi vengono ovviamente riconosciuti nella gestione degli altri parchi; 4) Inoltre, si impongono, a differenza degli altri parchi incluso il Parco della Rimembranza, precisi orari di apertura e chiusura, addirittura citando una vecchia delibera comunale; 5) Inoltre l’Amministrazione si riserva 20gg l’anno per eventi propri o di altri soggetti, senza specificare il periodo o ventilare un possibile accordo, ben sapendo che, nel caso si scegliessero i 20 giorni consecutivi di agosto in una località balneare si andrebbe ad impattare irrimediabilmente sulle finanze di una Associazione ONLUS che vive di autofinanziamento.

Ma come se non bastasse, e questo è davvero singolare, viene richiesto al futuro comodatario di risolvere anche altre problematiche di accesso indebito al Parco, problematiche per le quali il comodatario non avrebbe alcun titolo ad agire e che invece necessiterebbero di un tavolo di mediazione tra l’Amministrazione e gli Operatori economici che affacciano sul Parco, vista la necessità di tutelare, oltre che il bene pubblico, anche le attività economiche della zona e le loro necessità. Tra l’altro viene completamente ignorato il problema dei gabbiotti all’ingresso del Parco, da noi segnalato, soprattutto per la presenza su di essi di una copertura in pannelli di amianto, per il quale è necessario un intervento di dismissione e smaltimento degli stessi con apposita procedura, così come viene tralasciato il problema molto rilevante del ripristino del sistema antincendio necessario perché il Parco ha subito vari tentativi di incendio nel passato e confina con abitazioni civili e attività commerciali, già oggi a rischio da questo punto di vista. Viene altresì ignorata anche la necessità di includere il Parco nel moderno sistema di video-sorveglianza, assolutamente necessario visto il serio problema del vandalismo al quale è soggetto.

Ed ancora, invece di comprendere che l’investimento di Legambiente per lo sviluppo del Parco ha bisogno di tempo per essere realizzato e portare i suoi frutti, dovendo accedere a diverse fonti di finanziamento, finanziamenti che erano già stati individuati e che anche a causa della lentezza del procedimento sono andati in parte persi, impone una durata di soli 4 anni e in più non prorogabili, con il rischio di dover riconsegnare alla scadenza dei 4 anni, alla Amministrazione, un Parco completamente riqualificato e ben gestito e dover pagare poi, in un nuovo contesto, anche un canone concessorio!

Dulcis in fundo, indirizza l’Avviso Pubblico soltanto sulle proposte migliorative della quantità e qualità dei lavori di manutenzione e sui costi degli stessi, non menzionando i servizi e non considerando la qualità della proposta progettuale di sviluppo e gestione e soprattutto ignorando completamente la volontà di impiantare un vero e proprio Centro di Educazione Ambientale regionale a Terracina (apprezzatissimo invece dalle Scuole, come da nostro recente accordo con IC Don Milani, che ha scelto di diventare Scuola Sostenibile Legambiente e con cui si sta già sviluppando un progetto che potrebbe riguardare anche il Parco), riducendo la nostra articolata proposta ad un mero servizio di manutenzione straordinaria fornito da una impresa appaltatrice che opera in economia, come se il Circolo potesse essere assimilato ad una piccola impresa. Impresa che, per come è costruita la delibera, potrà tranquillamente partecipare all’Avviso, in quanto non è previsto nella stessa nessun requisito specifico per la partecipazione come invece previsto nella recente delibera dei parchi DGC-122-2017 (aperta solo ad ONLUS e Comitati).

 “Dopo aver pulito e ripristinato il Parco lavorando per mesi, dopo aver studiato e predisposto un progetto di rigenerazione innovativo, dopo esserci messi sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento e integrazione e dopo aver atteso ben sei mesi, ci aspettavamo una risposta più coerente e adeguata al livello della nostra Associazione e alla sua capacità operativa e tecnica. In ogni caso vogliamo ribadire alla cittadinanza e ai molti che ci stanno contattando da mesi per chiederci della riapertura, la volontà e la disponibilità di Legambiente non solo a continuare i lavori di pulizia e piccola manutenzione ma anche a gestire, manutenere e sviluppare il Parco del Montuno implementando il progetto già pronto ma questo potrà avvenire, come da noi richiesto nella nostra istanza, solo ed esclusivamente alle giuste condizioni di gestione attualmente applicate ad analoga Associazione ONLUS per il Parco della Rimembranza, e con l’impegno da parte della Amministrazione di aderire convintamente al progetto innovativo di rigenerazione con una condivisione delle opportunità e dei rischi di questo approccio. Riteniamo quindi la delibera di Giunta Comunale DGC-126-2017 per la concessione in comodato d’uso del Parco del Montuno, pur rispettandone fino in fondo la discrezionalità amministrativa, del tutto inappropriata in riferimento alla nostra istanza” dichiara l’ing. Gabriele Subiaco Vicepresidente Responsabile scientifico del Circolo e del Laboratorio di Rigenerazione di Legambiente “inoltre riteniamo che gli indirizzi gestionali espressi nella delibera stabiliscano di fatto una ingiustificata disparità di trattamento nei confronti dell’eventuale affidatario del Parco del Montuno, sia rispetto a quanto accordato al gestore del Parco della Rimembranza con la Delibera COC-2015-0105, sia rispetto a quanto recentemente definito per alcuni altri Parchi con la Delibera DGC-122-2017 e sia rispetto a quanto adottato per altri Parchi cittadini ancora fuori da ogni tipo di regolamentazione”

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Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

 

L’ISTITUTO DON MILANI DIVENTA LA PRIMA SCUOLA SOSTENIBILE LEGAMBIENTE DI TERRACINA E TRA LE 20 DEL LAZIO, INIZIANDO CON IL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI TERRACINA UN CAMMINO VERSO UN PROFONDO CAMBIAMENTO DELLA GESTIONE DELL’EDIFICIO SCOLASTICO E DEL MODO DI VIVERLO, ATTRAVERSO L’ASSUNZIONE DI STILI DI VITA PIÙ SOSTENIBILI: DALL’ALIMENTAZIONE, AGLI SPOSTAMENTI, DAGLI ACQUISTI GREEN ALLA RIDUZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI, DALLA CURA DEGLI SPAZI AL LORO UTILIZZO.

Terracina, 7 maggio 2017                                                                                  

Comunicato Stampa n.39

Il Circolo Legambiente di Terracina continua nel suo impegno concreto per la Città e, con la firma della Convenzione con l’Istituto Comprensivo Don Milani, raggiunge un importante obiettivo, già annunciato nel corso della recente Campagna Nazionale di Legambiente “Non ti Scordar di me’- Operazione Scuole Pulite 2017” dello scorso marzo, ovvero quello di far diventare l’Istituto la prima “Scuola Sostenibile” di Legambiente a Terracina, tra le 20 del Lazio. La Convenzione, firmata nei giorni scorsi, consentirà di avviare, tra l’Istituto e Legambiente un’ampia collaborazione su temi, quali: la qualità  e la rigenerazione degli spazi scolatici anche attraverso interventi pratici di efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili nella scuola; l’attivazione di percorsi didattici ispirati alla sostenibilità (la cura dell’Orto e del Frutteto didattico, la consapevolezza alimentare e la lotta agli sprechi, lo stop al consumo di suolo, il Teatro come strumento di conoscenza dell’ambiente, l’utilizzo di Aule Verdi); la costruzione di un innovativo percorso di educazione “La Scuola nel Parco: Il Parco nella Scuola” in un ideale connessione tra la Scuola e il parco cittadino del Montuno, già riaperto da Legambiente in occasione della Campagna Nazionale “Puliamo il Mondo 2016” e “Festa dell’Albero 2016” e proposto da Legambiente alla Amministrazione Comunale come sede di un CEA (Centro di educazione ambientale); l’innovazione dell’offerta formativa dell’IC Don Milani e l‘inserimento dell’IC nel rapporto annuale di Legambiente “Ecosistema Scuola” dedicato alla vivibilità, qualità della manutenzione, sicurezza e rischi degli edifici scolastici italiani; la predisposizione congiunta di progetti finanziati dal MIUR o da altri enti.

Dopo il successo della Campagna Nazionale “Festa dell’Albero 2016”  di novembre 2016 https://legambienteterracina.wordpress.com/2016/11/16/il-circolo-legambiente-pisco-montano-di-terracina-con-il-patrocinio-del-comune-di-terracina-celebra-la-festa-dellalbero-il-giorno-20-novembre-ore-9-30-nel-parco-del-montuno-di-terracina-appena-ripul/  ripetuto in occasione dello scorso 17 marzo con la Campagna Nazionale denominata Nontiscordardimé, Operazione Scuole pulite https://legambienteterracina.wordpress.com/2017/03/15/il-circolo-legambiente-di-terracina-e-listituto-don-milani-partecipano-alla-campagna-nazionale-di-legambiente-non-ti-scordar-di-me-che-si-svolge-venerdi-17/, il Circolo Legambiente di Terracina e l’IC Don  Milani hanno deciso di ampliare la loro collaborazione siglando una Convenzione per riconoscere all’Istituto lo status di Scuola Sostenibile Legambiente e arricchirla di progetti e temi innovativi e stimolanti che impegneranno significativamente entrambe le organizzazioni.

La Dirigente Scolastica Prof. Giusy Di Cretico, soddisfatta per l’accordo, afferma: “Il nostro Istituto, con tutti i suoi Plessi, ha da anni favorito una serie di iniziative ed esperienze di valore per promuovere tra gli allievi il rispetto per l’ambiente e un nuovo senso di comunità solidale (Progetto Scuola senza Zaino, Progetto Amici del Pianeta- Aule Verdi, Progetto Sapere i Sapori “L’Orto è Servito”, Progetto Rifiuti Zero, Progetto EcoSchools) e la proposta di Legambiente, con il suo gruppo di volontari e animatori appassionati, formati e dedicati, ci consentirà di valorizzare tutte le nostre iniziative integrandole con le metodologie didattiche, progettuali e di rigenerazione urbana di Legambiente per renderle riconoscibili e comunicabili anche in ottica progettuale verso il Ministero dell’Istruzione, tanto è vero che abbiamo già avviato una task force dedicata ai finanziamenti in ambito PON MIUR 2014-2020 e abbiamo già presentato un primo progetto importante congiunto.

Inoltre i percorsi didattici proposti da Legambiente Scuola e Formazione “Scuole Amiche del Clima-Buone Pratiche per una scuola più smart” e “Ricominciamo dalla A Agricoltura, Ambiente, Alimentazione” ma anche la proposta innovativa di un percorso didattico congiunto “La Scuola nel Parco, il Parco nella Scuola” ispirato all’”outdoor education and training” e per un futuro ideale gemellaggio tra la nostra scuola ed il Parco del Montuno, riportato in vita da Legambiente solo pochi mesi fa con l’intenzione di crearne un Centro di Educazione Ambientale, forniscono un quadro di riferimento innovativo ed efficace per attivare nuove coscienze civiche e diffondere buone pratiche, ampliando e ponendo all’avanguardia nel settore ambientale l’offerta formativa del nostro Istituto e la città stessa”.

“Con la Convenzione con l’IC Don Milani, il nostro Circolo, nato solo poco più di un anno fa, mette radici nella parte più viva della nostra comunità cittadina (la scuola dell’infanzia e del primo ciclo) portando come sempre valore, innovazione, manualità pratica e progettualità e creando i presupposti per una crescita collettiva nella direzione della responsabilità verso l’ambiente delle nuove generazioni. Grazie all’impegno del Dirigente scolastico Prof. Giusy Di Cretico, alla infaticabile passione “verde” della Prof. Catia Mosa  autrice di importanti progetti educativi green negli anni passati (Progetto Amici del Pianeta- Aule Verdi), all’intraprendenza, tenacia e innovatività della Prof. Gilberta Coniguardi, all’azione “rigeneratrice” del Circolo Legambiente di Terracina con il supporto di Legambiente Lazio e di Legambiente Scuola e Formazione, abbiamo già realizzato orti e frutteti didattici, piantumato nuovi alberi, costruito compostiere e fioriere riciclando pallets di legno, attivato tutti i percorsi didattici associati, innovando da subito l’offerta formativa della Scuola  http://www.icdonmilaniterracina.it/web/legambiente e presentando anche progetti congiunti al MIUR. Inoltre sono già attivi gruppi di lavoro anche con il coinvolgimento di genitori (tutti assicurati e formati da Legambiente) che aiuteranno nella realizzazione di diversi interventi di rigenerazione degli spazi scolastici interni ed esterni. Gli interventi sono già stati individuati e documentati, con una metodologia innovativa, nel corso dell’indagine effettuata, in occasione della campagna “Non Ti scordar di me” del 17 marzo scorso, dal nostro Dipartimento Scientifico e dal Laboratorio di Rigenerazione Urbana del Circolo di Legambiente diretti dal Prof. ing. Gabriele Subiacoafferma Anna Giannetti, Presidente del Circolo di Terracina.

 “Il Circolo Legambiente di Terracina ha portato a casa, a solo poco più di un anno di nascita, un obiettivo straordinario come quello di far diventare l’IC Don Milani la prima Scuola Sostenibile Legambiente a Terracina e una delle 20 scuole del Lazio http://www.icdonmilaniterracina.it/web/legambiente. Legambiente ha sempre promosso e praticato con il suo dipartimento nazionale Scuola e Formazione, con il suo impegno a livello regionale, ma anche con i propri presidi educativi e centri di educazione ambientale, e attraverso la professionalità della sua rete di educatori ambientali iscritti al Registro Nazionale, un nuovo modo di fare Scuola. Proprio alla fine dell’anno scorso agli Stati Generali dell’educazione ambientale il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare hanno sottoscritto un protocollo per il rilancio di una strategia nazionale per l’educazione ambientale, accordando un investimento di 20 milioni di euro per l’educazione ambientale e la convocazione annuale di un tavolo nazionale per ridefinire e valutare la strategia per l’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile. Legambiente poi da anni propone il dossier Ecosistema Scuola https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/ecosistema_scuola_2016_xvii_rapporto.pdf , e si rivolge al Ministero, agli enti locali e al mondo della scuola per sollecitare una sempre maggiore cura degli edifici scolastici, per gli importanti valori impliciti ed espliciti che esprimono per le nostre comunità. Saremo al fianco del Circolo di Terracina per supportare tutte le loro iniziative sul territorio e garantire il successo della Convenzione siglata con l’Istituto Comprensivo Don Milani” dichiarano Vanessa Pallucchi, Presidente Legambiente Scuola e Formazione nazionale e Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio.

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Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

In occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, il Circolo Legambiente di Terracina promuove la Campagna europea “Salva il Suolo”, promossa e coordinata a livello nazionale da Legambiente, aderendo all’appello rivolto al presidente della CE Jean Claude Juncker, invitando la cittadinanza a sottoscrivere l’Iniziativa dei Cittadini Europei sul sito www.salvailsuolo.it e annunciando un contest fotografico #salvailsuoloterracina dedicato agli ecomostri di cemento presenti sul nostro territorio.

Terracina, 19 aprile 2017                                                                                                   Comunicato Stampa n.37

L’appello fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite ‘fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’ ed è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. A lanciare l’appello sono gli organizzatori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “People4Soil”, a nome delle 500 organizzazioni che stanno promuovendo la Iniziativa dei Cittadini Europei (www.salvailsuolo.it), petizione proposta, finanziata e coordinata da Legambiente, nella persona di Damiano Di Simine, responsabile nazionale Consumo di suolo di Legambiente https://www.youtube.com/watch?v=I3qU9_voUaM . Al presidente della Commissione Europea Claude Juncker viene chiesto di fermare il consumo di suolo sviluppando un quadro legislativo vincolante per gli Stati Membri che superi il vecchio concetto della “proprietà privata o nazionale” e che riconosca finalmente anche al suolo lo status di “bene comune” proprio come l’aria e l’acqua, ma come risorsa “non rinnovabile”. Perché il suolo è: cibo (la funzione maggiormente riconosciuta al suolo è quella di supporto alla produzione alimentare), natura (la biodiversità in genere aumenta proporzionalmente alla quantità e alla diversità della vegetazione, che a sua volta dipende dalla tipologia e dalla qualità del suolo e dalla disponibilità di spazi verdi), salute (la contaminazione del suolo può influenzare pesantemente la salute umana), futuro (il suolo è un elemento chiave del sistema climatico).

170 sono i milioni di ettari agricoli europei, pari al 39% della superficie UE: benché ragguardevole, si tratta di una superficie insufficiente a rifornire di alimenti e materie prime agricole il mercato europeo, che di suolo coltivato ne reclama quasi il doppio: l’Europa, pur pesando per il 7% della popolazione mondiale, grava sul 20% degli 1,6 miliardi di ettari di superfici agricole globali. Alimentazione iperproteica, spreco alimentare e usi non alimentari di produzioni agricole sono tra le ragioni dell’impronta sui suoli di Paesi extraeuropei la cui sicurezza alimentare dipende da minori superfici coltivate pro capite, concorrendo a denutrizione, povertà, migrazioni in quei paesi. Ogni giorno vengono urbanizzati o degradati 500 ettari di suolo, e in molti casi il degrado corrisponde a una perdita definitiva della risorsa, ad esempio in seguito a urbanizzazioni.

“Il suolo è la risorsa naturale più preziosa e scarsa in Europa, ma negli ultimi 50 anni, in Europa la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana, senza contare tutte le altre minacce a carico dei suoli: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione. Una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici; allo stesso tempo fermare la cementificazione di suoli agricoli è l’unico modo per concentrare gli investimenti edilizi nei luoghi che hanno davvero bisogno di rigenerazione: le città. Si tratta di una politica di sviluppo di lungo termine, che salvaguarda le risorse e il patrimonio europeo, ma è anche il caposaldo delle strategie di mitigazione e adattamento climatico. Per questo nella Giornata Mondiale della Terra le 500 associazioni che hanno sottoscritto la lettera a Juncker chiamano a raccolta tutti i cittadini, invitandoli a sottoscrivere l’Iniziativa dei Cittadini Europei su www.salvailsuolo.it . https://www.facebook.com/legambiente.onlus/videos/1476867235678713/

Il Circolo Legambiente Pisco Montano, che ha già al suo attivo azioni concrete di tutela del nostro suolo cittadino come la rigenerazione “verde” del Parco del Montuno chiuso da anni (dopo il precedente rischio sventato di costruirci un parcheggio) in occasione delle campagne nazionali “Puliamo il Mondo 2016” e “Festa dell’Albero 2016” e la rigenerazione degli spazi scolastici dell’Istituto Don Milani in occasione della campagna nazionale “Non ti Scordar di Me-Operazione Scuole Pulite 2017”, supporta convintamente la Campagna Europea “Salva il Suolo”, e con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza su questo tema cruciale per il nostro futuro si farà promotore di eventi, performance e flash mob per la raccolta firme che saranno organizzati soprattutto nei mesi estivi in prossimità della scadenza dell’11 settembre, ma anche di un contest fotografico su tutti i social con hashtag  #salvailsuoloterracina  aperto a tutti i cittadini maggiorenni possessori dei diritti delle foto con scadenza 30 giugno, mirato a selezionare per un Dossier Legambiente i peggiori “ecomostri” residui della cementificazione selvaggia delle nostre coste o i luoghi più abbandonati e degradati della città (inviare foto anche a legambiente.terracina@gmail.com).

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“Oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela del suolo come bene prezioso e purtroppo non rinnovabile, vogliamo anche promuovere, con il nostro Laboratorio di Rigenerazione, un uso più consapevole della risorsa suolo attraverso la diffusione di un approccio multidisciplinare e partecipativo alla progettazione e alla riqualificazione del territorio come quello della “Rigenerazione Urbana Sostenibile”, una metodologia innovativa che mira anche a contrastare fenomeni di sfruttamento e saccheggio del suolo e di cementificazione selvaggia, restituendo attenzione a quei luoghi della città abbandonati o inutilizzati ma che possono esprimere nuovo valore (anche economico) per la comunità e evitando di edificare in nuove aree, spesso soggette a rischio idrogeologico, sottraendo così suolo prezioso al nostro territorio che, più razionalmente, dovremmo utilizzare invece per uso agricolo o comunque come spazio verde” dichiara l’ing. Gabriele Subiaco Vicepresidente del Circolo Legambiente di Terracina responsabile del Laboratorio di Rigenerazione Urbana.

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2017 DEDICATA DALL’ONU ALLE ACQUE REFLUE E DI SCARICO, LEGAMBIENTE: IL COMPLETAMENTO DELL’INTERVENTO DI PROLUNGAMENTO DELLA RETE DI RACCOLTA DELLE ACQUE REFLUE DELLA COSTA DI LEVANTE DI TERRACINA DOPO IL PASSAGGIO DI GOLETTA VERDE RAPPRESENTA UN GRANDE RISULTATO CHE CONSENTIRA’ LA PROSSIMA RIAPERTURA ALLA BALNEAZIONE DELLA COSTA E LA RIQUALIFICAZIONE DELLA SORGENTE DELL’ACQUA MAGNESIA, RESTITUENDO COSI’ ALLA CITTA’ UNO DEI LUOGHI SIMBOLO DELLA MEMORIA DEI TERRACINESI.

Terracina, 27 marzo 2017                                                                           

Comunicato Stampa n.36

Nel corso della Conferenza Stampa regionale di Legambiente per Goletta Verde, storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane https://legambienteterracina.wordpress.com/2016/07/01/comunicaton-15-la-tappa-di-goletta-verde-di-legambiente-a-terracina-grandi-passi-avanti-per-lambiente-il-turismo-e-lenogastronomia-di-terracina/, tenutasi a Terracina il 28 giugno scorso, alla presenza di rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, Acqualatina SpA, Capitaneria di Porto e Arpa Lazio durante la quale erano stati presentati dati dei prelievi fatti dai tecnici di Goletta Verde presso lo scarico dell’ex-Depuratore e la Sorgente Acqua Magnesia, Acqualatina SpA aveva assunto l’importante impegno di completare l’intervento relativo al prolungamento della rete di raccolta delle acque reflue della costa di Levante.

In pochi mesi, grazie alla sensibilità dei suoi vertici, all’azione propositiva e alla pressione costante di Legambiente, Acqualatina SpA, rispettando gli impegni assunti in conferenza stampa, ha completato i lavori di prolungamento del tratto fognario costiero lungo la via Appia tra la zona della Torre Gregoriana e Porta Napoletana che renderanno possibile già prima dell’estate l’avvio della richiesta di riammissione al programma di monitoraggio delle acque al fine di riaprire presto alla balneabilità il bellissimo tratto costiero di Levante e in un prossimo futuro ripristinare anche la potabilità della antica sorgente termale “Acqua Magnesia”.

“A seguito delle analisi dei campionamenti effettuati nello specchio acqueo sotto al Monumento naturale Tempio di Giove Anxur, presso la Torre Gregoriana (scarico ex-depuratore) e presso la Scogliera di Levante (sorgente Acqua Magnesia) dai tecnici di Goletta Verde a giugno scorso, il nostro Circolo – con il supporto attivo di Legambiente Lazio-  ha continuato a spingere per riconsegnare alla totale fruizione dei cittadini e dei turisti questo preziosissimo tratto di costa di Levante, con un’ azione sinergica che vede insieme l’Amministrazione Comunale, il gestore idrico integrato Acqualatina SpA, la Regione Lazio, Arpa Lazio, il Ministero della Salute e la Capitaneria di porto al fine di ripristinare quanto prima il monitoraggio delle acque costiere. Un intervento fondamentale per la rigenerazione della costa dal punto di vista ambientale e turistico e che rappresenta un importante passo in avanti verso una maggiore tutela e valorizzazione del prezioso ecosistema marino e costiero di Terracina e di tutta la Riviera di Levante. E’ poi davvero emozionante che in occasione della appena celebrata Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo scorso e il cui tema scelto dall’Onu per il 2017 sono proprio le acque reflue e di scarico, si possa celebrare così degnamente a Terracina la Giornata!” dichiara Anna Giannetti, presidente del Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano.

goletta verde 

Acqualatina SpA è sempre stata al fianco della Amministrazione della Città di Terracina per migliorare il servizio e le reti idriche e fognarie della Città mostrando una grande attenzione agli aspetti ambientali e facendosi promotore di molte iniziative, sia per quanto riguarda le campagne di risparmio idrico che per quanto riguarda il supporto alle attività di analisi e monitoraggio delle acque come richiesto dal rapporto di Goletta Verde 2016 di Legambiente, ed è stato un attore fondamentale per la chiusura del Depuratore di Via delle Cave e il reindirizzamento di tutti gli scarichi delle acque reflue verso il nuovo depuratore di Borgo Hermada. Con il grande investimento effettuato per il completare il tratto fognario di Levante si mostra ancora una volta sensibile alle questioni ambientali. Con Legambiente Terracina poi il rapporto, già iniziato in occasione di Goletta Verde, si è ulteriormente consolidato con la partecipazione alla campagna mondiale Puliamo il Mondo- Clean Up the World come sponsor della storica iniziativa di riqualificazione del Parco del Montuno di cui è stata ipotizzata congiuntamente la possibilità di ripristino dell’impianto idrico e la creazione di un punto informativo e formativo sulla bonta’ e sull’utilizzo consapevole dell’Acqua, e si è ulteriormente rafforzato in occasione della campagna Legambiente Non ti Scordar di Me’- Operazione Scuole Pulite e per il progetto di rigenerazione “La Scuola che Vogliamo” con l’Istituto Don Milani con cui Legambiente Terracina sta firmando un protocollo di intesa che prevede anche percorsi didattici relativi al risparmio idrico”, dichiara il gestore idrico dell’ATO4 Acqualatina SpA, nella persona di Antonio Pisterzi, Responsabile Rapporti con la Pubblica Amministrazione.

 Anche Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio, sottolinea l’importanza della azione di Acqualatina SpA e ringrazia i vertici del Gestore Idrico dell’ ATO4 per la serietà dimostrata nel portare avanti l’impegno assunto lo scorso giugno, “Non ci capita spesso come Legambiente di dover plaudire alle buone azioni delle Amministrazioni e dei Gestori dei servizi essenziali e siamo davvero soddisfatti di questa azione del gestore idrico integrato Acqualatina SpA che, dopo aver attuato la chiusura dell’ecomostro-depuratore costiero di Via delle Cave e la ricollettazione di tutta la rete fognaria verso il nuovo depuratore di Borgo Hermada, a valle delle nostre richieste, ha mantenuto fede al suo impegno (e in tempo per la nuova stagione turistica!) per permettere una completa rigenerazione della zona e una sempre maggiore fruibilità della costa di levante, zona che è già stata individuata da Legambiente come oggetto di una importante azione integrata di rigenerazione urbana https://legambienteterracina.wordpress.com/2016/09/19/comunicatostampan-19-nasce-a-terracina-il-primo-laboratorio-di-rigenerazione-urbana-sostenibile-di-legambiente-nel-lazio-obiettivo-iniziale-il-progetto-pilota-per-la-redazione-di-un-piano-integrato/ e che è già oggi sede di un importante lavoro di consolidamento per la mitigazione del rischio idrogeologico con fondi regionali. La nostra intenzione è quella di impegnarci, di concerto con l’Amministrazione, per la completa rigenerazione del tratto di mare e di costa antistante il vecchio depuratore e soprattutto ripristinare in tempi brevi l’antichissima “Sorgente Acqua Magnesia”, uno dei luoghi più preziosi e importanti per la memoria storica di Terracina, e parte integrante della variante traianea della Via Appia, che il 14 maggio sarà anche teatro di un importante evento nazionale di Legambiente  denominato Appia Day 2017”.

IL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI TERRACINA E L’ISTITUTO DON MILANI PARTECIPANO ALLA CAMPAGNA NAZIONALE DI LEGAMBIENTE “NON TI SCORDAR DI ME’” CHE SI SVOLGE VENERDI’ 17 MARZO ED E’ DEDICATA QUEST’ANNO ALLA RIGENERAZIONE DEGLI SPAZI SCOLASTICI PER UNA MIGLIORE VIVIBILITA’.

Terracina, 15 marzo  2017                                                                                  

Comunicato Stampa n.35

Il Circolo Legambiente di Terracina continua nel suo impegno nella rigenerazione urbana e dopo la importante iniziativa al Parco del Montuno con i volontari “rigeneratori” che hanno riportato in vita, con giornate di pulizia e ripristino e con un ampio progetto di rigenerazione, il Parco chiuso da un decennio, organizza una giornata di mobilitazione collettiva presso la Scuola G. Manzi per l’attuazione di un programma partecipato di rigenerazione degli spazi scolastici con dirigenti, insegnanti, personale amministrativo, famiglie, bambini e ragazzi, cittadini denominato “La Scuola che Vogliamo”.  

Una giornata nazionale di mobilitazione collettiva per rendere più belle ed accoglienti le scuole con iniziative pratiche, ma anche un’occasione per far presente in modo argomentato e costruttivo alle istituzioni le carenze e i problemi degli edifici scolastici. Sono questi gli “ingredienti” vincenti di Nontiscordardimé, Operazione Scuole pulite, la giornata nazionale di volontariato ambientale, organizzata da Legambiente e rivolta a tutte le scuole di ogni ordine e grado, per promuovere la qualità e la vivibilità degli edifici scolastici. Una iniziativa che da diciannove anni ormai coinvolge migliaia di classi, decine di migliaia di studenti e insegnanti, migliaia di Circoli Legambiente territoriali e tanti volontari tra genitori, insegnanti, cittadini. Tema di questa edizione 2017 è quello della rigenerazione degli spazi scolastici interni ed esterni con l’adozione di una innovativa metodologia di rigenerazione che porterà alla definizione di un progetto partecipato denominato “La Scuola che Vogliamo” e sarà importante pubblicare foto sui social network con i dati della classe, il nome della scuola, la località utilizzando gli hashtag #nontiscordadimé17 e #scuolesicuresicurofuturo, dedicati alla campagna. Le foto più belle saranno condivise sul profilo facebook di Legambiente Scuola Formazione.

L’importante appuntamento sarà anche a Terracina Venerdì 17 marzo presso il plesso scolastico G. Manzi (dell’Istituto Don Milani) in Via Zicchieri dalle ore 9.30 alle ore 12.30 con l’intervento di volontari “rigeneratori” del Circolo Legambiente di Terracina che guideranno nella applicazione della metodologia di rigenerazione e aiuteranno a migliorare l’ambiente interno ed esterno del Plesso. Legambiente da più di dieci anni con l’indagine sulla qualità dell’edilizia scolastica, il dossier Ecosistema Scuola, e con la campagna Nontiscordardimè-Operazione scuole pulite, si rivolge agli enti locali e al mondo della scuola per sollecitare una maggiore cura degli edifici scolastici, per gli importanti valori impliciti ed espliciti che esprimono per le nostre comunità. La Giornata sarà anche l’occasione per presentare i Percorsi Didattici ed Educativi di Legambiente Scuola e Formazione “Scuole Amiche del Clima-Buone Pratiche per una scuola più smart” e “Ricominciamo dalla A Agricoltura, Ambiente, Alimentazione” con esempi e racconti a cura dei Volontari, percorsi creati con l’obiettivo importante di contribuire a formare cittadini capaci di costruire nuova bellezza. I Volontari di Legambiente piantumeranno insieme ai bambini e ai ragazzi nuovi alberi da frutta in giardino e piantine nell’Orto Didattico. Verrà anche predisposto un banchetto per la raccolta firme per la Campagna Europea #salvailsuolo e saranno effettuate attività ludiche per sensibilizzare i bambini e le famiglie sul tema importante della difesa del suolo che è un bene essenziale alla vita come l’acqua e come l’aria, ma che oggi è violentato, contaminato, avvelenato e in Europa non esiste ancora una legge comune che lo difenda.

LOCANDINA NON TI SCORDAR DI ME'

La Campagna di Legambiente coordinata, per L’Istituto Comprensivo Don Milani dalla Prof. Catia Mosa e per il Plesso G. Manzi dalla Prof. Gilberta Coniguardi rappresenta l’inizio di un importante e innovativo percorso di collaborazione che Legambiente Scuola e Formazione e il Circolo locale hanno deciso di intraprendere con l’Istituto Don Milani e che verrà annunciato a breve.

UN ALBUM FOTOGRATICO DELLA GIORNATA ALLA SCUOLA G. MANZI

Non ti scordar di me – operazione scuole pulite

Posted by Circolo Legambiente Terracina – Pisco Montano on Friday, March 17, 2017

Campagna Nontiscordardime

Nontiscordardimé – Operazione scuole pulite- 17 e 18 marzo 2017 Giornata nazionale di volontariato dedicata alla qualità e alla vivibilità degli edifici scolastici

 

Legambiente è la più grande organizzazione ambientalista italiana con oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali. Grazie ai suoi 1.000 circoli è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia col privilegio di essere presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, lì dove i fatti avvengono e le persone operano, mettendo in pratica valori e ideali. Tratto distintivo dell’associazione è l’ambientalismo scientifico, ovvero la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

LEGAMBIENTE HA PRESENTATO A PALERMO IL 24 GENNAIO SCORSO IL RAPPORTO PENDOLARIA 2016: LEGAMBIENTE TERRACINA SI MOBILITERA’ SULLA TRATTA FERROVIARIA ROMA-NAPOLI PER MANTENERE L’ATTENZIONE SUL PENDOLARISMO DEL SUD PONTINO.

Terracina, 28 gennaio  2017                                                  

Comunicato Stampa n.31

Pendolaria, storica campagna di denuncia di Legambiente, nata nel 2008, dedicata ai treni regionali e locali, al pendolarismo ed alla mobilità urbana per un trasporto ferroviario regionale e locale moderno e per rendere le città meno inquinate e più vivibili, fa il punto sul trasporto pendolare nel nostro Paese denunciando l’inadeguatezza del servizio e proponendo soluzioni concrete per realizzare un trasporto ferroviario regionale e locale moderno e al passo con l’Europa. Il Rapporto 2016  https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/pendolaria_2016.pdf, presentato lo scorso 24 gennaio a Palermo alla presenza di Orazio Iacono, direttore divisione passeggeri regionale Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio, direttore esercizio rete RFI, Giovanni Pistorio, assessore alle infrastrutture Regione Sicilia, Giusto Catania, assessore alla mobilità Comune di Palermo, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente e Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia, e molti rappresentanti di comitati pendolari, analizza con grande dettaglio una serie notevole di dati senza trascurare i disagi dei viaggiatori che ogni giorno utilizzano il trasporto ferroviario per spostarsi. Sono infatti circa 3 i milioni di pendolari che ogni giorno si spostano in treno per raggiungere i posti di lavoro e di studio tra carrozze sovraffollate, degrado, ritardi e sono le disuguaglianze il tratto più forte che viene fuori dal Rapporto Pendolaria 2016, fotografando un Paese che in treno viaggia sempre di più a velocità differenti, con prospettive, problemi e speranze molto diverse, che cambiano da regione a regione e, a volte nelle stesse città a seconda delle linee. La ricetta per uscire da questo stato di impasse la fornisce Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente: “Dobbiamo puntare a raddoppiare i pendolari che prendono treni regionali e metropolitani ogni giorno. Arrivare a 10 milioni di persone al 2030 è una sfida alla portata del nostro Paese e nell’interesse dei suoi cittadini, con vantaggi non solo in termini ambientali, ma di attrattività delle nostre città e dei territori, con ricadute positive sull’occupazione e sul turismo.”

Analizzando meglio i risultati del rapporto relativamente al trasporto nel Lazio si rileva che nella nostra regione ci sono ben 540mila pendolari sulle tratte ferroviarie, quasi tutte tra i primissimi posti nella classifica delle più frequentate, con un totale di 383 treni, la cui età media è di 16,9 anni (a fronte di una età media nazionale di 17,2 anni) mentre il 27,1% dei treni ha più di 15 anni (il 69% in Italia). La Regione Lazio, se migliora dal punto di vista dell’età dei convogli in circolazione, presenta una situazione comunque grave per quel che riguarda la spesa per il servizio ferroviario pendolare visto che i fondi stanziati non arrivano nemmeno allo 0,1% del bilancio regionale.  In questi anni si è inoltre assistito alla chiusura di oltre 1.120 chilometri di linee ferroviarie, cui vanno aggiunti 412 km di rete ordinaria che risulta “sospesa” per inagibilità dell’infrastruttura, tra cui la ormai tristemente nota Priverno Fossanova-Terracina.

 

“Risale infatti al settembre del 2012 la frana del Monte Cucca che ha reso inagibile la ferrovia per Terracina, con la conseguente chiusura della stazione. La Regione Lazio, a seguito del parere favorevole della Conferenza dei servizi e con Determinazione n. 15233 del 30 ottobre 2014 della Direzione Regionale infrastrutture, ambiente e politiche abitative, aveva approvato il progetto generale definitivo denominato “Indagini geologico-tecniche e progettazione delle opere di difesa dalla caduta massi dal km 113+800 al Km 114+800 della linea ferroviaria Priverno-Terracina località La Fiora”, a cura di Rete Ferroviaria Italiana, per un importo pari a circa 10 milioni di euro, progetto poi presentato anche al Comitato Regionale dei Lavori Pubblici il 19 giugno 2015. A gennaio 2016, il Consiglio Regionale aveva poi approvato, all’unanimità, una mozione che impegnava la Giunta Regionale al finanziamento integrale dell’opera di messa in sicurezza e ripristino della tratta ferroviaria e ora, con i fondi disponibili del POR FESR Lazio 2014-2020 sull’ Asse prioritario 5 – Rischio idrogeologico per oltre 90 milioni di euro, l’obiettivo sembra davvero raggiungibile, anche se a tutt’oggi non vi è ancora certezza sull’avvio dei lavori, nonostante che i cittadini, attraverso comitati spontanei e associazioni, con petizioni e raccolta firme, e l’Amministrazione Comunale di Terracina non abbiano mai smesso da anni di esercitare forti pressioni perché si conseguisse il risultato del ripristino della tratta, ritenuta importante anche per lo sviluppo turistico della città di Terracina e di tutto il comprensorio.” – dichiara Anna Giannetti Presidente del Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano”- “Nella categoria “Stazioni nel vuoto” del nostro Rapporto entra ormai di diritto quella di Terracina chiusa ormai dal lontano 2012 e precipitata nel degrado e nel vandalismo con binari invasi dalle erbacce, locali vuoti con i vetri rotti, biglietteria murata, diventata occasionale meta di senzatetto che spesso tentano di riaprirne i locali per trovare riparo. Dato che Trenitalia garantisce comunque il collegamento dalla stazione Priverno-Fossanova con bus sostitutivi in coincidenza e visti i tempi presumibilmente lunghi non solo per l’auspicabile avvio ma anche per la eventuale conclusione dei lavori di messa in sicurezza e ripristino della vecchia tratta, andrebbe presa in seria considerazione anche l’ipotesi di potenziare la vicina stazione di Monte San Biagio che è sulla direttissima Roma-Napoli, vero e autentico hub sia per Roma che per Napoli, arricchendola con fermate aggiuntive dei treni regionali non-stop che collegano Formia a Roma oltre che con fermate degli Intercity dal Nord e Sud Italia, attuando una rigenerazione dell’intera stazione rendendola più funzionale ed accogliente anche per i turisti (nel Dossier Stazioni di Legambiente Lazio http://www.legambientelazio.it/legambiente-presenta-dossier-qualita-delle-stazioni-nel-lazio-le-peggiori-due-ponti-tor-di-valle-e-quelle-della-termini-centocelle/ la stazione risulta non essere tra le peggiori!). La rigenerazione dovrebbe portare al potenziamento del servizio di parcheggio auto come snodo intermodale, con annessi servizi igienici e di illuminazione e coperture per le auto in sosta, sempre tenendone accessibili i prezzi e garantendo una completa autonomia energetica, e al rafforzamento del servizio veloce di navette in coincidenza (anche elettriche!) che in una decina di minuti consentirebbero di raggiungere il centro di Terracina. Sarebbe utile anche riprendere poi il vecchio progetto presentato a Trenitalia con il cambio di denominazione da “Monte San Biagio” a “Monte San Biagio-Terracina mare””.  

Nel Rapporto viene menzionata infatti la situazione critica della linea regionale FL7 che con i 128 chilometri ferroviari che separano la stazione di Roma Termini da quella di Formia è diventata una delle ferrovie regionali del Lazio “infernali” come testimonia la sua presenza nel Dossier Legambiente Lazio “TROFEO CARONTE” 2015 http://www.legambientelazio.it/wp-content/uploads/20151216dossier_caronte.pdf . I Pendolari tra Lazio e Campania denunciano infatti gravi disagi con il nuovo orario invernale in vigore dall’11 dicembre 2016, poi parzialmente rivisto il 2 gennaio anche per le proteste degli stessi pendolari, e che ha visto una riduzione delle corse tutta a carico della utenza della stazione di Minturno-Scauri, per la regione Lazio, e delle utenze di Sessa Aurunca e Falciano-Mondragone per la Campania. Proprio a fronte di tali modifiche di orario e treni è nato un importante Coordinamento interregionale che raggruppa i comitati pendolari di Minturno, Monte San Biagio, Terracina, Priverno, Sezze Romano facenti parte della regione Lazio, e i comitati di Sessa Aurunca (comitati civici e pendolari), Falciano-Mondragone-Villa Literno, Associazione pendolari Sannio-Terra di lavoro, Comitati pendolari Terra di Mezzo, appartenenti alla regione del sud pontino e della Campania, la cui finalità è quella di ribadire che “la linea Roma-Napoli è fondamentale per l’economia del Lazio meridionale e della Campania, oltre che per la vitalità e la vivibilità dei territori, per il loro sviluppo turistico e culturale oltre che per garantire alle popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie”.

Per tutte queste ragioni e per mostrare la nostra vicinanza a tutti i Comitati Pendolari della tratta Roma-Napoli e ai Pendolari di Terracina, attualmente divisi tra bus sostitutivi Trenitalia per la Stazione Priverno-Fossanova e Navette e Bus Cotri e Cotral per la  Stazione di Monte San Biagio, nei prossimi giorni il Circolo Legambiente di Terracina, in coordinamento con i Circoli di Monte San Biagio, Fondi e Formia-Minturno (Sud Pontino) e con il supporto di Legambiente Lazio organizzerà una mobilitazione su tutta la tratta Roma-Napoli via Formia per evidenziarne le criticità, far conoscere le condizioni di vita dei pendolari del Sud Pontino e rivendicare l’assoluta necessità di migliorare la qualità del servizio fornito, avanzando anche proposte concrete e coinvolgendo tutti gli interlocutori della Regione Lazio, Trenitalia e RFI oltre che i Comuni del territorio.